Il plagio di Roger Waters su Emilio Isgrò esiste veramente?

 

La copertina del nuovo album di Roger Waters La copertina del nuovo album di Roger Waters

La Vicenda

Il 2 giugno è uscito il tanto atteso disco dell’ex bassista e cantante dei Pink Floyd, Roger Waters, intitolato “Is This The Life We Really Want?” ed è subito polemica.

Infatti, dopo pochi giorni dalla messa in commercio del nuovo disco, Emilio Isgrò, un artista noto per aver contribuito alla nascita e allo sviluppo della poesia visiva e dell’arte concettuale, querela il celeberrimo musicista britannico accusandolo di aver plagiato con il libretto illustrativo dell’album (nonché la copertina dello stesso) le sue opere.

Una delle opere di Emilio Isgrò Una delle opere di Emilio Isgrò

Il tribunale civile di Milano, tuttavia ha respinto la richiesta dell’artista siciliano e, dopo alcuni giorni in cui le vendite del disco erano state bloccate in via provvisoria, il disco è potuto tornare in commercio.

Ma la questione non è risolta. Bisognerà aspettare il 19 Luglio, la nuova data del processo, per capire le tanto controverse vicende di questo disco.

Il commento

Malgrado la copertina dell’album ricordi moltissimo le opere di Isgrò, la vicenda rasenta il ridicolo. Infatti, ci sono stati tantissimi musicisti che hanno utilizzato alcune opere d’arte (o in alcuni casi addirittura loghi di marche) come copertina di loro album senza essere denunciati dai rispettivi artisti. Questo perché un’opera di un musicista è comprata non per la copertina, ma per il contenuto di essa. Il fattore estetico è importante per un album, ma non è la cosa fondamentale e soprattutto non è mezzo con cui l’autore ci guadagna.

Bisogna considerare anche il fatto che, secondo il critico d’arte Vittorio Sgarbi, Emilio Isgrò non sarebbe nemmeno stato l’inventore di tale corrente d’avanguardia ma soltanto un interprete di essa. Quindi non ha assolutamente il diritto di poter rivendicare meriti artistici che non ha.

Per questi motivi la denuncia di Isgrò risulta essere completamente infondata.

L’album

Malgrado le aspettative, Roger Waters con quest’album ha fatto un buco nell’acqua. A livello compositivo, l’opera risulta essere piatta dall’inizio alla fine, in quanto l’autore non è stato in grado di distaccarsi completamente dal sound dei Pink Floyd riproponendolo in diverse salse.

Talmente è scontata quest’opera che basta ascoltare un minuto di tutti i pezzi per farsi un’idea chiara di quest’album.

Ma il fondo lo raggiunge con i testi. Essi sono le solite invettive alla società moderna, decantate in una maniera talmente banale che a furia di ascoltare tali messaggi, si arriva a prendere meno seriamente (e il che è un male) tutta la realtà circostante. Il paradosso è che il messaggio anticapitalistico e antiglobalizzazione contenuto in “Picture That”, una delle canzoni dell’album, è predicato da un Roger Waters che condivide le foto dei suoi concerti su facebook, e che ha come casa discografica la Sony.

La coerenza in quest’album sembra essere proprio assente.

Roger Waters in concerto Roger Waters in concerto

Nicolò Mascolo