Appare il 18 Gennaio sul sito della Polizia di Stato (poliziadistato.it) un annuncio che rappresenta un importante passo avanti nella lotta alle fake news. Da oggi in poi, infatti, ogni utente navigante su internet avrà la possibilità, comodo dalla propria poltrona, di segnalare delle notizie sospette, al fine di bloccarne e impedirne la diffusione.

Il sistema anti-bufale di cui stiamo parlando si chiama Red Button e funziona in maniera molto semplice:

  • L’utente rileva una notizia sospetta che ritiene opportuno segnalare per bloccarne o limitarne la diffusione;
  • Digita sulla barra di ricerca il sito commissariatodips.it e avvia la ricerca;
  • Aperto il sito figurerà una bacheca dove in basso apparirà una casella con scritto “Segnala Fake News” e cliccandoci sopra ci si troverà su un’altra pagina;
  • Qui saranno richiesti: email personale, indirizzo web della notizia, piattaforma online in cui è stata diffusa e altre informazioni;
  • Dopo aver compilato le caselle e inviato la segnalazione, la Polizia di Stato si accerterà della falsità della notizia e contatterà i gestori delle pagine dove è stata diffusa per rimuoverla definitivamente.

Pertanto, sebbene attraverso una comunicazione tecnologica e virtuale, il red button non può funzionare se non con l’intervento ultimo dell’uomo nello smascherare le fake news segnalate. E, se è vero che questo consolerà qualche fanatico anti-tech, è ancor più vero che ci faccia ricadere su alcuni dubbi che da sempre costellano il dibattito sulle fake news.

Chi controlla chi controlla? Quali sono i criteri secondo cui una notizia è oggettivamente vera o falsa? E come ci si comporta con quelle che presentano imprecisioni nel riportare un’informazione? E con quelle chiaramente tendenziose?

Mentre aspettiamo i primi effetti del red button per rispondere a queste attanaglianti domande, non ci resta che difenderci dalle fake news con un unico immortale metodo. Citando il “Manuale per difendersi dalla Post Verità” (Bonanomi, Dolce, Giacomello e Pilla), infatti, si vuole concludere questo articolo con un invito all’educazione allo scetticismo, alla ricerca da diverse fonti, al non accontentarsi di poche righe d’anteprima, ma scavare nelle viscere dell’informazione. In poche parole: l’arte del non fidarsi.

Perché molto spesso l’unico modo per non avere dubbi alla fine è crearsene tanti all’inizio.