Negli ultimi mesi e già da qualche anno stiamo assistendo in Italia a numerosi casi di morti dovute all’assunzione di sostanze[1][2],puntualmente seguite da compagne mediatiche che invitano i giovani a stare lontano dalla droga perché fa male e ti distrugge la vita. Tutte belle parole di certo, ma prive di un reale significato.

Come mai? Cominciamo dal principio: spesso si parla di droga al singolare, peccato però che “la droga” non esista, è solo un concetto astratto. Esiste invece una categorie di sostanze definibili stupefacenti o droghe, tutte diverse fra loro per effetti, pericolosità, danni provocati, quadri patologici che derivano dal consumo, possibile insorgenza di una dipendenza e anche possibili benefici[3]. Per cui non ha senso parlare di danni delle droghe senza esaminare ogni sostanza nello specifico. Sarebbe come dire che siccome chi mangia cibi troppo zuccherati ha un maggiore rischio di infarto, allora mangiare fa venire l’infarto. La generalizzazione che porta all’assurdo.

E così come ci sono differenze tra le sostanze, anche il loro uso può essere distinto in: consumo non problematico, in cui il consumatore non è dipendente dalla sostanza e la consuma in quantità limitate e controllate; consumo problematico o abuso, dove è presente un consumo eccessivo e maggiormente dannoso; dipendenza, che in certi casi può portare alla completa distruzione fisica e psicologica del consumatore.

E’ sufficiente considerare come esempio l’alcol per evidenziare la distinzione del fenomeno dell’uso di questa sostanza dal problema del suo abuso. Oltre a un elevato numero di individui afflitti dal “bere problematico” o dall’alcolismo cronico, esiste un numero più ampio di individui che bevono in maniera coscienziosa e moderata; infatti il 64,5% degli italiani nel 2015 ha consumato almeno una volta bevande alcoliche, ma solo una piccola percentuale di questi si può dire alcolista[4] .

Detto ciò potremmo dire che gli obiettivi quando si parla di droghe siano: non incitare all’uso, non permettere il passaggio dal consumo non problematico all’abuso in chi già usa la sostanza. Cercare di curare chi ha un problema di abuso o dipendenza e tutelare la salute dei consumatori.

Tutto questo come? Sicuramente non puntando il dito verso le sostanze dicendo di starne lontani e di non utilizzarle, che in teoria è esatto, ma non porta a nessun risultato. Ad esempio chi fa equitazione corre dei rischi quando monta a cavallo, e come misura di sicurezza a nessuno verrebbe mai in mente di dire loro: ”Non montare a cavallo”, come a nessuno verrebbe mai in mente, per prevenire gli incidenti stradali, di dire: “Non guidate”.

Che ci piaccia o no le droghe esistono da sempre, e sempre esisteranno, come da sempre e per sempre l’uomo ne farà uso[5][6].  É un comportamento quasi naturale, anche gli animali si drogano[7] e nessuno può farci nulla. Quello che si può, e si deve fare, è informare al meglio i cittadini sulle sostanze e su ogni aspetto dell’esperienza con esse, lasciando ad ognuno la scelta, non opinabile, del possibile consumo di sostanze. A questo si aggiunge la cosiddetta riduzione del danno con cui ci si riferisce a politiche, programmi e prassi che mirano, in primo luogo, a ridurre le negative conseguenze sulla salute, sociali ed economiche, derivate dall’uso di droghe legali od illegali, senza ridurre necessariamente il consumo delle stesse. La riduzione del danno è a vantaggio delle persone che usano droghe, delle loro famiglie e di tutta la comunità[8] e che si basa sul principio che anche chi fa uso di droghe è tutelato dai diritti umani.[9]

Un esempio di riduzione del danno è il “drug checking” ossia la possibilità di far analizzare le proprie sostanze per sapere esattamente cosa si andrà ad assumere, così da evitare tagli più dannosi della sostanza stessa, oppure dei punti in cui gli eroinomani possono scambiare le siringhe usate con siringhe nuove, per prevenire le infezioni. Proprio questa pratica a metà degli anni ’80 ha ridotto la diffusione dell’AIDS ormai divenuta una sentita problematica[10].

In molti paesi europei tutto questo avviene e funziona, come in Svizzera[11][12][13], mentre in Italia siamo ancora molto indietro.

Ovviamente la riduzione del danno non può essere l’unica risposta al problema, ma è certamente uno degli strumenti più potenti ed efficaci, a patto di esercitarla come modalità d’intervento basata sull’evidenza scientifica[14]. Inoltre bisogna esercitare questi interventi per migliorare le condizioni di vita di tutti, non vi è infatti riduzione del danno se questa aumenta il disturbo e peggiora la sicurezza dei cittadini[15].

Queste sono delle domande utili che dovremmo porci prima di approcciarci a qualsiasi nuova sostanza:

  • Perché voglio assumere questa sostanza?
  • Quali sono gli effetti di questa sostanza?
  • Quali sono i danni che può arrecare alla mia salute a breve e lungo termine?
  • Qual è la dose con cui poter cominciare in modo più sicuro?
  • Quali sono le possibili vie di assunzione?
  • Questa sostanza può far insorgere in me una dipendenza, se si come?
  • Se dovessi sentirmi male, cosa devo fare? Posso prevenirlo?

La risposta a queste domande dovrebbe arrivare dallo stato con gli interventi di riduzione del danno ma purtroppo ciò non avviene. Per nostra fortuna esistono dei portali online che raccolgono le informazioni necessarie come danno.ch (sito svizzero in italiano) ed erowid (in inglese).

Le informazioni ci sono, è necessaria però una diffusione più capillare, a partire dalle scuole, senza farsi troppi problemi di natura etica e rispettando quelle che sono le evidenze scientifiche. Intanto in molti continuano a morire e ci sono centinaia di individui a rischio a cosa serve aspettare?

FONTI

  1. http://www.repubblica.it/cronaca/2017/09/28/news/eroina_ondate_di_overdose_il_consumo_cresce_tra_i_giovanissimi-176720586/?ref=search
  2. http: //www.lastampa.it/2015/07/19/italia/cronache/muore-a-anni-dopo-lecstasy-in-discoteca-xqQby5RngwpudXfONjIKqI/pagina.html
  3. Salvatore Giancane, 2013, Eroina. La malattia da oppioidi nell’era digitale, pp. 23
  4. http://www.repubblica.it/salute/alimentazione/2016/12/27/news/alcol_e_adolescenti_i_dati_del_consumo_in_italia-154927079/
  5. http://samorini.it/site/archeologia/archeologia-delle-droghe/
  6. http://www.samorini.it/doc1/sam/scritti-minori/samorini-date-antiche-droghe-dolcevita.pdf
  7. http://samorini.it/site/etologia-2/animali-che-si-drogano/
  8. https://www.hri.global/files/2010/06/01/Briefing_What_is_HR_Italian.pdf
  9. https://www.hri.global/files/2010/06/01/Briefing_What_is_HR_Italian.pdf
  10. Salvatore Giancane, 2013, Eroina. La malattia da oppioidi nell’era digitale, pp. 274
  11. Riduzione del danno
  12. Droghe, riduzione del danno, politiche delle città
  13. Salvatore Giancane, 2013, Eroina. La malattia da oppioidi nell’era digitale, pp. 287
  14. Salvatore Giancane, 2013, Eroina. La malattia da oppioidi nell’era digitale, pp. 270
  15. Salvatore Giancane, 2013, Eroina. La malattia da oppioidi nell’era digitale, pp. 27