In tempi burrascosi e pericolosi, compito essenziale dei partiti politici, soprattutto con l’approssimarsi delle elezioni, è assicurare al cittadino la possibilità di dormire non fra due ma fra venti guanciali.
I candidati pronti a battagliare fra loro il prossimo 4 marzo giocano a fare un po’ i supereroi e, come in un fumetto Marvel o DC Comics (la par condicio prima di tutto), le promesse, più o meno epiche, a difesa dei poveri cittadini indifesi contro il nemico di turno, sono le più disparate.
Gli antagonisti contro cui scagliarsi sono diversi anche se, in questo momento storico, il nemico più terribile è certamente il terrorismo di matrice islamica i cui esponenti hanno, a più riprese, dilaniato il Vecchio Continente con azioni scellerate, graziando tuttavia lo Stivale.
Fatti i debiti scongiuri, il quesito è servito: quali sono gli strumenti proposti dai partiti politici per arginare e combattere il fenomeno del terrorismo?

– Centro-Sinistra (Batman): La litigiosissima sinistra pare trovare un punto di contatto più unico che raro tra le proprie innumerevoli anime proprio nella tematica della lotta al terrorismo.
Le proposte elaborate dal PD ed ampiamente condivise anche da tutti coloro che si collocano idealmente alla sinistra del partito dell’ex Premier Renzi avevano, a dir la verità, già trovato una sistemazione adeguata e sistematica in un disegno di legge denominato “Misure per la prevenzione della radicalizzazione e dell’estremismo violento di matrice Jihadista”, tristemente accantonato nel dicembre del 2017, in un periodo interamente occupato dall’accesissimo dibattito sullo “Ius Soli” e in seguito, con l’arrivo del 2018, definitivamente naufragato.
Il fil-rouge che lega tutte le proposte del Centro-Sinistra relative alla lotta al terrorismo è un concetto semplice: la prevenzione.
L’istituzione di “centri anti-radicalizzazione” presso le Prefetture, impreziosita dall’istituzione dell’obbligo, posto in capo alla Polizia Postale, di redigere rapporti semestrali sulla propaganda jihadista sul web compongono un quadro volto ad esaltare il ruolo del controllo preventivo e della gestione di un fenomeno ancora inesploso ma tutt’altro che inesistente nel nostro Paese.
Numerosi sono gli investimenti previsti sulla “formazione specifica” delle Forze dell’Ordine, strada preferita rispetto allo spiegamento massiccio di forze sul campo.
Un approccio moderno e consapevole anche se, per certi versi, eccessivamente complesso e burocratizzato che rappresenta forse uno dei maggiori punti di forza del programma del Centro-Sinistra che, ove concretamente attuato, andrebbe a completare e potenziare il già apprezzatissimo “modello italiano” di lotta al terrorismo senza cedere alle lusinghe del “pugno duro” e della fantomatica “chiusura le frontiere”.

Movimento 5 Stelle (Flash): Il Movimento 5 stelle, per natura portatore di idee innovative e difficilmente inquadrabili negli schemi tradizionali, lontane dalle logiche tipiche della contrapposizione destra/sinistra, appare tuttavia ondivago sulla tematica della lotta al terrorismo, dedicando a tale argomento dichiarazioni d’intenti spesso sfuggenti.
Nel denso sottobosco della “rivoluzione copernicana” in salsa giallo stellata si inserisce perfettamente la proposta di “uscire dalla Nato” che si completa con quella di rimuovere immediatamente le sanzioni economiche comminate alla Russia, identificata come il cuore pulsante della lotta “della gente” contro il terrorismo.
“Perdonare i terrori spetta a Dio, mandarglieli a me”; Putin non l’ha mai detto ma poco importa, lui e la sua Russia parrebbero essere i partner ideali per fornire una soluzione nuova al problema del terrorismo.
In questa cornice si installa perfettamente il concetto di “sicurezza come bene comune” cui fanno da sfondo le tematiche della “sicurezza partecipata”, dove il cittadino diventa attore protagonista e non mera vittima inerme di un fenomeno più grande di lui e quella della “riorganizzazione complessiva delle forze dell’ordine” con particolare attenzione al ruolo della polizia locale.
Una sorta di sicurezza a misura d’uomo che si contrappone agli ingenti spiegamenti di forza pubblica propugnati da altri schieramenti politici.
Nel solco delle proposte dell’“alba grillina” (il movimento dei meet-up, per intenderci) si colloca la forte attenzione dedicata alla “cyber-sicurezza” come strumento tanto di prevenzione quanto di repressione diretta, utile per recidere i vincoli sempre più virtuali che collegano il reticolato organizzativo delle associazioni terroristiche.
Il Movimento propone inoltre, da un lato, una moratoria sulla vendita delle armi a quegli Stati che, più o meno indirettamente, armano le fila dei terroristi e dall’altro una generica politica di riduzione dei flussi migratori.
Un colpo al cerchio e uno alla botte; il basso profilo, in tempi elettorali, è sempre una scelta azzeccata.

Centro-Destra (Hulk): La lotta al terrorismo, anche in questo caso, unisce le diverse componenti di un connubio composito e bizzarro che però, sul punto, ha scelto di sposare la linea dura dell’“uomo con la felpa”, Matteo Salvini.
Il rafforzamento dell’intelligence auspicato da Forza Italia cede il passo dinanzi alla preminente esigenza Leghista di militarizzare i centri abitati, stanziando ingenti somme alle Forze dell’Ordine le quali dovranno inoltre essere oggetto di una migliore e maggiore dotazione di armi.
Gli agenti di polizia dovranno dedicarsi in via prioritaria alla repressione del terrorismo e, per sottrarre tempo alle loro mansioni per così dire “ordinarie”, sarà indispensabile riaprire il dibattito sui limiti della “legittima difesa” ampliandoli e rimodulandoli.
Il cerchio si chiude con la proposta di istituire l’Albo-registro pubblico delle Moschee nonché l’Albo Nazionale Imam, due veri e propri schedari che dovrebbero permettere, secondo gli esponenti del Centro-Destra, un controllo penetrante sulla diffusione e sull’incidenza del fenomeno radicalizzante all’interno del nostro paese.
Un insieme di proposte forti e a tratti pericolose per la convivenza pacifica e l’integrazione che non fanno altro che allineare il redivivo Forza Italia agli altri partiti conservatori d’Europa.
Riuscirà il Cavaliere a porre un argine interno alla deriva “populista” di una coalizione che è data come favorita dalla maggior parte dei sondaggi? Solo il tempo potrà fornire una risposta a tale quesito anche se da tempo il verde Padano della Lega ha oscurato il Blu moderato di Forza Italia e il peso specifico di Salvini è difficile da ignorare.