Tempi comici corretti, risate, dinamismo. Ma siamo sicuri di essere a Sanremo?

Era troppo difficile, all’alba del Festival, fare pronostici sul trio Baglioni-Hunziker-Favino. Probabilmente nessuno avrebbe mai pensato di vederli insieme, sullo stesso palco. Eppure, tre talenti e temperamenti totalmente diversi hanno cavalcato il palco dell’Ariston con destrezza, professionalità e simpatia.

Inutile dirlo, il king indiscusso della prima serata è stata la persona più attesa: Rosario Fiorello, che in maniera importante ha contribuito all’appeal della prima serata del Festival. È una bellezza notare la naturalezza con cui ha compiuto un’impresa riuscita a pochi: andare a Sanremo (un palco che lo stava aspettando da troppo tempo), interpretare se stesso e far ridere tutti. Mica facile.

Il picco di dinamismo iniziale non poteva che creare un calo di ritmo nel resto della serata, soprattutto se a gestire le danze c’è un Baglioni un po’ cigolante, che quando parla sembra l’esatta fusione tra Schopenhauer e Gabriel Garko, ma che gli basta un colpetto di tosse prima di cantare per far già impazzire il pubblico, e questo lui l’ha capito bene. Chiaramente non un presentatore, ma un conduttore molto intelligente.  Come intelligente è stata la scelta di farsi affiancare da Pierfrancesco Favino e Michelle Hunziker, due veri professionisti. Lui, un mattatore. Lei, come se fosse ancora sul palco di Zelig, naturale, sciolta, stupenda e simpatica.

Quanto ai cantanti, qui sotto abbiamo una frase per ognuno di loro. Non volendo dilungarci sui commenti ad ogni brano, abbiamo deciso di condividere con voi brevi frasi, ovvero le opinioni a caldo che istintivamente hanno suscitato in noi le performance della prima serata del Festival. Ergo, perdonate la non esaustività e la necessaria soggettività delle opinioni riportate.

Annalisa

Dopo un anno sì e uno no al Festival, pensavamo che questo fosse quello buono. Sarà così? Nel dubbio, ci prepariamo per Sanremo 2020.

Ron

Andare a Sanremo con un brano di Lucio Dalla è come quando alla partita di calcetto un tuo amico chiama il cugino che gioca in serie D. Bellissimo, ma “sleale”.

The Kolors

Riproporre il tipico sound Kolors sul palco dell’Ariston è una sfida ardita. Può sembrare troppo per alcuni, troppo poco per altri. Pezzo scritto bene però, con tutte le carte in regola per conquistare le radio.

Max Gazzè

Sopraffino. Su una nuvola. Uno dei pochi che riesce a ricordare quanta magia possa esserci nell’abbraccio tra musica e poesia.

Ornelli Vanoni con Bungaro e Pacifico

Bungaro e Pacifico sono più di questo. Due cantautori di caratura pazzesca, che cercano di star dietro a una leggenda ormai consumata.

Ermal Meta e Fabrizio Moro

Per due cantautori così scrivere un testo del genere è un gioco da ragazzi. Puntano su un cavallo facile con cui era più che prevedibile conquistare il consenso del pubblico.  Due estrose creatività che invece di fondersi in un’esplosiva miscela, finiscono per smussarsi e rinchiudersi nei loro limiti. Ciò non li toglie dalla pole position.

Mario Biondi

Ci chiedevamo tutti cosa avrebbe fatto e, alla fine, è restato fedelissimo al suo stile. Forse non la ricetta migliore per vincere il Festival. Forse non quello che gli interessa.

Riccardo Fogli e Roberto Facchinetti

Un abbraccio tra gli occhi lucidi che ha commosso tutti. Però, forse è anche il caso dire che è stato bello finché è durato.

Lo Stato Sociale

A parte lo scandaloso plagio al video di “The Hardest Part” dei Coldplay, stonati come pochi, sono comunque riusciti a risvegliare l’orchestra dal coma e a regalarci un testo dalle sfumature interessanti: “Vivere per lavorare o lavorare per vivere?”.

Noemi

Un pezzo mediocre, ma siamo a Sanremo, quindi probabile che arrivi sul podio.

Decibel

Un pezzo d’altri tempi. Sembra quasi non scritto per il palco dell’Ariston. Chissà come andrà a finire la sfida dei Decibel e di pochi altri di esibirsi a Sanremo cercando di rimanere se stessi. Ah, vedi un po’, sono già in zona rossa.

Elio e le Storie Tese

I maestri. Gli unici che non si fanno limitare dalla solennità dell’Ariston.  Non gliene frega niente. In sala prove, sul palco del Primo Maggio, a Sanremo, suonano e basta. Elio e le Storie Tese è stato ciò di cui la musica Italiana ha sempre avuto bisogno.

Caccamo

Ma è Caccamo che non può esistere senza Sanremo o Sanremo che non può esistere senza Caccamo?

Red Canzian

Ok, un rock un po’ impolverato, ma ci voleva Red Canzian per farci capire la differenza tra un ritornello bello e un ritornello banale. Conferma, tuttavia, la classica sindrome sanremese: i veterani che cercano di sentirsi giovani e i giovani che cercano di sentirsi veterani.

Luca Barbarossa

Ascoltandola sembra di passeggiare con un giovane Barbarossa per le strade di Roma. Quando la musica racconta un ricordo raramente fallisce il suo compito.

Diodato e Roy Paci

Il timbro vellutato di Diodato e l’estro di Roy Paci in un inno alla riscoperta della passione e della bellezza. Il pubblico non la penserà come noi, ma nel nostro Festival sono la rivelazione.

Nina Zilli

Forse ce l’aspettavamo più con i jeans strappati che con l’abito da sposa, ma tra i brani “Sanremesi” è quello scritto meglio. Ha buone possibilità di emozionare il pubblico a casa.

Renzo Rubino

La performance di uno che sa bene quello che sta cantando e lo sente dentro di sé. Non immediatamente orecchiabile, ma alle orecchie un po’ più pazienti regalerà belle emozioni.

Enzo Avitabile e Peppe Servillo

Una dichiarazione d’amore per la propria Terra. Il calore di un popolo intero che danza sul palco dell’Ariston. Emozionante.

Le Vibrazioni

Le Vibrazioni a Sanremo sono tutt’un altro Gruppo. “Le notti d’Estate” assieme a “Giulia” sono ormai passato. E forse sarebbe meglio, per alcuni artisti, custodire il ricordo delle glorie passate senza ricercarle con ostinazione nel presente.

 

Vi aspettiamo domani con la seconda puntata di #SanremoSecondoNoi.

Marco Lorusso

Marco Lorusso

Classe '97, studente di Scienze Politiche.