Ospiti e show

Non avremmo mai detto che sarebbe bastato un giorno a Sanremo per invecchiare. Eppure, i ritmi dello show appaiono più lenti ed ingolfati, salvati solo dalle note di Baglioni, che con un pianoforte e una chitarra può fare un po’ quello che vuole, e da un approccio incredibilmente professionale della Hunziker e Favino all’avventura sanremese. In un Ariston ancora scosso dalla probabile esclusione di Meta e Moro dalla competizione, le scelte de Il Volo e Pippo Baudo come primi ospiti della serata non si rivelano esattamente la sorpresa più piacevole del mondo, soprattutto quando i primi non hanno nulla più del solito da raccontare (non che prima ne avessero granché) e il secondo tira fuori dal cilindro uno dei discorsi più autoreferenziali della storia della televisione. Baudo, che è un grande professionista, da oggi, purtroppo, è un po’ meno grande uomo. Peccato.

Quanto manca Fiorello, chiaramente il quid in più della prima puntata, e chiunque da casa si sarà chiesto come sarebbe stato il Festival se l’avessero affidato a lui per tutte le quattro serate. Ma così non è, e l’assenza dell’intrattenitore a cui ci eravamo quasi abituati si fa sentire, motivo per cui anche nella scenetta di Despacito, la più dinamica della serata, lo spettatore si ritrova lo schermo in attesa di qualcosa che non arriva e deve accontentarsi dei passi a caso dei conduttori e del corpo di ballo, in balia di un momento ilare perché così è scritto nel copione, non perché lo sia davvero. Se poi poco dopo ci metti anche la Leosini che interrompe con le sue frasi di fabbrica “Questo piccolo grande amore” e Biagio Antonacci con il suo nuovo brano (vulcano di originalità) potresti aver completato la ricetta per l’autodistruzione.  E invece così non è, perché a ristabilire l’equilibrio nella qualità dello spettacolo sono gli stessi conduttori, in particolare nel binomio vincente Hunziker-Favino, impacciati nei singoli sketch, ma che dimostrano grande abilità, spontaneità e simpatia nella gestione complessiva delle danze. Oltre le aspettative.

Poi c’è Sting, che canta in una lingua inventata, ma è in grado di far sciogliere anche il più scrupoloso critico musicale. Un artista monumentale che, pur presentandosi nel singolare connubio con Shaggy, dà lezioni di stile su un palco troppo più piccolo di lui.

Ma la vera rivelazioni di questa serata è, a nostro avviso, il maestro (in tutti i sensi) Roberto Vecchioni, che tira fuori dalle tasche della sua esperienza un breve discorso sulla distanza e l’abbraccio tra musica e poesia – “Le canzoni non sono querce, sono fiori giornalieri che ci scambiamo, hanno questo meraviglioso dono del piccolo, del saper dare” – E subito lo spettacolo diventa arte. Arte che viene ben presto risucchiata, come è giusto che sia, dalla comicità del Mago Forest, che stempera come un digestivo i fumi di una serata dalla farcitura abbondante, dura da digerire, ma buona da gustare.

 

 

Nuove proposte: Una frase per ogni giovane

Lorenzo Baglioni

Una performance divertente, che sa strappare un sorriso. La musica è anche questo. Lui, uno che sa domare il palco, a differenza dell’altro Baglioni.

Mirkoeilcane

Un vago ricordo di “Signor Tenente” di Faletti aleggia sul palco dell’Ariston. Un racconto che ti trasporta, scenografia pazzesca, arrangiamento bellissimo. Un momento davvero, davvero emozionante.

Alice Caioli

Canta bene una canzone davvero inutile. (Cit. Ernesto Assante)

Giulia Casieri

Dicevamo di non avere il rapper a Sanremo. E invece si è presentato miscelato al soul e al timbro cavernoso di Giulia Casieri. Povera però nel testo e nelle dinamiche. Una voce che potrebbe regalarci di più.

 

 

Classifica Sala Stampa provvisoria

Zona Blu

Diodato con Roy Paci – Ornella Vanoni con Bungaro e Pacifico – Ron

Zona Gialla

Le Vibrazioni –  Annalisa – Decibel

Zona Rossa

Nina Zilli – Renzo Rubino – Elio e le storie Tese – Red Canzian

Marco Lorusso

Marco Lorusso

Classe '97, studente di Scienze Politiche.