È stato proprio Ultimo a trionfare. Ultimo, di nome e, mai come oggi, non di fatto. L’energia del ventiduenne Romano ha travolto l’Ariston e il pubblico a casa conquistandosi il primato su quello che da un po’ di anni è il lato più affascinante del Festival: Sanremo Giovani. Sbaragliati i favoriti Mudimbi con il “Va come va, va” del suo Mago e Lorenzo Baglioni con il suo didattico tentativo di spiegare il congiuntivo al popolo del Festival (ci sarà riuscito?). Non abbiamo inserito Mirkoeilcane nella lista dei favoriti solo perché palese il fatto che fosse già indirizzato verso la strada della critica/sala stampa, premi che di solito spettano a quei brani impegnati e fuori dal coro (sebbene la storia sanremese riporti le sue eccezioni). Eppure è lui a portare a casa il bottino più grande, raggiungendo un quasi inaspettato secondo posto, oltre alla vincita, come già accennato, del premio della critica. A dimostrare che la musica in cui si esprime la poesia oltre l’armonia e la sua funzione sociale oltre il divertentismo è ancora in grado di essere apprezzata dal grande pubblico. Quindi bravo Mirkoeilcane, che ci ricorda che i cantautori impegnati non si sono fermati a De Andrè, Guccini, Dalla e via discorrendo. Di strada da fare, però, caro Mirko, ce n’è ancora tanta.

Fatto sta che, tra le belle parole di Mirkoeilcane, l’ironia di Baglioni e il tentato tormentone di Mudimbi, il pubblico ha premiato la musica nella sua schiettezza, la voracità di Ultimo nel divorare un palco solenne come quello dell’Ariston. Brano, anche questo, nel suo piccolo impegnato, ma scorrevole. Una canzone sull’inadeguatezza, “Il ballo delle incertezze” di tanti adolescenti che vanno alle feste per guardare ballare gli altri, sulla solitudine che prova chi decide di rimanere se stesso laddove vige l’apparenza e l’ipocrisia. Un brano in grado di conquistare l’empatia degli ascoltatori, soprattutto quelli più giovani, che riconoscono nelle parole di Ultimo un sentimento tutt’altro che raro e si godono, quindi, sul palco del Festival il loro piccolo momento di riscatto. La vittoria di Ultimo è il trionfo degli ultimi, raccontati in un brano che ha saputo far valere il suo impatto su tutto il resto, conquistandosi, con merito, una vittoria difficile.

Un po’ di amaro in bocca ha suscitato il “misero” terzo posto di Mudimbi, una importante presenza scenica, una voce speciale, molto apprezzato dal pubblico e che avrà sicuramente tanto da raccontare da Domenica in poi (e questo è l’importante). Altrettanto si può dire per l’inaspettata esclusione dal podio di Lorenzo Baglioni, che ha cercato di portare un brano “da social” sul tetto d’Italia, esperimento evidentemente non riuscito su una canzone che è nata per essere condivisa sui gruppi Whatsapp e probabilmente tale è giusto che rimanga. Ad entrambi è stato negato persino il premio Sala Stampa, aggiudicato ad Alice Caioli, una bella voce accoppiata a un brano inutile.

Gli altri artisti in gara, invece, non sono neanche menzionati, primo per non dilungarci tanto, secondo perché non tutta la musica merita di essere commentata, soprattutto quando rappresenta la pochezza creativa, contenutistica e di originalità a cui il Festival ci ha spesso e volentieri abituato. Per fortuna, però, l’Ariston ci ha allo stesso modo abituato alla bellezza delle eccezioni, che è un po’ tutto ciò che rimane quando questi cinque giorni finiscono. E nella musica, come in ogni frammento della nostra vita e come un iconico brano ci insegna, “Le regole non esistono, esistono solo le eccezioni”. Si sa.

Marco Lorusso

Marco Lorusso

Classe '97, studente di Scienze Politiche.