Sta per finire il conto alla rovescia in vista delle elezioni del 4 marzo 2018.  Alle politiche di domenica mancano ormai poco più di ventiquattro ore. Una delle novità indiscusse introdotte dalla nuova legge elettorale è sicuramente il “tagliando antifrode”.

Di cosa si tratta? Le nuove schede elettorali sono dotate di un’appendice cartacea munita di un “tagliando antifrode” con un codice progressivo alfanumerico generato in serie.

Cosa cambia?  Il presidente di seggio, prima di dare la scheda a ciascun elettore, annoterà il codice presente su ciascuna scheda elettorale. Quando l’elettore avrà votato e piegato la scheda, la darà al presidente che verificherà se il numero è lo stesso e, se non dovessero esserci anomalie, staccherà il tagliando e imbucherà la scheda. Il tagliando potrà essere staccato esclusivamente dal presidente, pena l’annullamento del voto.

Perché? Il metodo nasce dalla volontà di impedire alle organizzazioni criminali di controllare il mercato delle elezioni. L’elettore corrotto, riceve una scheda elettorale già compilata e la mette in tasca, una volta raggiunto il seggio, presenta il proprio documento di riconoscimento e riceve la scheda regolare. In cabina sostituisce le due schede, esce dalla cabina elettorale e vota al seggio la scheda precompilata. Poi va via. In cambio della scheda bianca, riceve un compenso. La scheda non votata viene compilata e consegnata all’elettore successivo, che la prende e torna con una pulita. Così si controlla(va) il voto.

Stammn accort” non è solo una battuta di Ciro “l’immortale”, così come le “schede ballerine” non sono solo una trovata televisiva della serie Gomorra. Lo scrittore Roberto Saviano, dal cui libro prenderà le mosse la nota serie Tv in onda su Sky, si serve di un espediente letterario per portare alla luce una dura realtà all’interno della politica italiana.

Aldilà del compenso economico, cosa spinge l’elettore a vendere il suo voto? Esistono due tipi di voto di scambio: uno criminale ed un voto di scambio “acceleratore di diritti”(un modo – a volte l’unico – per ottenere ciò che altrimenti sarebbe difficile, se non impossibile raggiungere). L’elettore che si sente depauperato e privato di ogni cosa, promettendo il proprio voto, ha la sensazione di ricavare almeno qualcosa: cinquanta euro, cento euro, un cellulare. Svendere il proprio voto parrà quindi, il modo migliore, per recuperare brandelli di diritti. Una delle realtà più assurde è rappresentata dal fatto che l’elettore si trova costretto a chiedere come fosse un favore, ciò che invece è un suo diritto, il cui adempimento non è impedito, ma è fortemente rallentato dal mal funzionamento delle Istituzioni.

Una parte di cittadini italiani, vota politici che poi disprezza, poiché si prospettano come unico punto di contatto tra loro e il diritto. A causa della sfiducia nella politica, pur di ottenere almeno le briciole di un banchetto che si immagina opulento e al quale non si è invitati, si è pronti a dare il proprio voto.

Qui non si sta parlando di persone che truffano o di comportamenti sleali, ma di chi ha difficoltà a vedersi riconosciuta l’assegnazione di un alloggio popolare piuttosto che un posto in ospedale cui avrebbe diritto. Il disincanto si impossessa delle vittime delle lentezze burocratiche, che presto comprendono che per velocizzare il riconoscimento di un diritto sacrosanto, devono ricorrere ad un nuovo Genny Savastano.  E così, nel sottobosco si fanno largo nuovi “supereroi” che risolvono i problemi più spinosi, promettendo, a chi siede in Parlamento, di evitare di sporcarsi.

 

 

A cura di Dora Farina