Il primo senatore nero della Repubblica Italiana si chiama Toni Iwobi ed è orgogliosamente leghista.

La carriera professionale 

Toni Iwobi ha 62 anni ed è nato a Gusau, in Nigeria, terra che lascia già adolescente per condurre i suoi studi negli Stati Uniti. Questi culmineranno con una laurea in informatica, che, assieme a un diploma in Economia Aziendale e Analisi Contabile costituiscono il nutrito palmarès del neo-parlamentare. Nel 1977 Si trasferisce a Perugia per poi spostarsi in pianta stabile a Spirano (Bergamo), dove, dopo aver lavorato nel settore siderurgico e nell’ambito dei servizi ambientali, fonda nel 2011 l’agenzia informatica Data Communication Labs s.r.l., che tuttora amministra.

L’esperienza politica

La sua esperienza politica inizia nel 1993, anno della sua iscrizione nella Lega Nord. Fino al 2014 è stato consigliere comunale di Spirano e durante il suo mandato ha ricoperto il ruolo di Assessore ai Servizi Sociali e Presidente della Commissione Cultura. Sempre dal 2014 è responsabile del dipartimento migrazioni della Lega. L’apice del suo cursus honorum è stato raggiunto con l’elezione nell’appena trascorsa tornata elettorale, che l’ha incoronato primo senatore nero della Repubblica Italiana.

La vita privata 

Toni Iwobi è sposato con una donna italiana e ha due figli.

L’idea politica

Dice di essere orgogliosamente italiano e di “voler restituire, attraverso il servizio, ciò che l’Italia gli ha regalato”. Ritiene fermamente che ogni straniero “deve rispettare le leggi, la cultura e le tradizioni del paese ospitante” e, alle accuse di chi definisce razzista la politica leghista, risponde che “Matteo Salvini e la Lega non si sono mai detti contro l’immigrazione, ma contro questo tipo di gestione del fenomeno migratorio. Siamo consapevoli che l’immigrazione, in quanto tale, è nel DNA dell’uomo, quindi nessuno potrà mai fermarla, ma ne è necessaria una regolamentazione sana e controllata”. 

Infine, sul rispedire o meno gli stranieri nei propri paesi di provenienza, asserisce che “Nessuno può rispedire gli stranieri a casa, ma i clandestini sì! Perché, finché esistono nel mondo i confini degli Stati Nazionali, la clandestinità è un reato”.

Marco Lorusso

Marco Lorusso

Classe '97, studente di Scienze Politiche.