Perché ascoltare musica classica?

Sfatiamo un mito che tanto tedia la nuova generazione. Secondo numerosi studi scientifici condotti dall’esperto in biologia computazionale Chakravarthi Kanduri alla University of Helsinki, la musica classica fa bene, e sin dalle sue origini  porta unicamente benefici a livello fisico e psicologico. A partire dal miglioramento del sonno, dello stato d’animo e dell’umore, reca diversi vantaggi anche al sistema immunitario e alla stimolazione della materia grigia.

Nel 1993 i fisici Gordon Shaw e Frances Rauscher hanno elaborato la teoria scientifica dell’Effetto Mozart, così denominata dall’otorinolaringoiatra Alfred E. Tomatis.

Si tratta di una serie di ipotesi neurologiche, successivamente pubblicate nella rivista Nature, secondo cui l’ascolto del repertorio classico dell’omonimo maestro aiuta a sviluppare la cognizione spazio-temporale, a favorire la concentrazione, a ottimizzare i tempi di apprendimento e a favorire il rilassamento. Inoltre questa aiuta a compensare o restituire carenze dovute a danni subiti. La musicoterapia si basa esattamente su questo, e riesce a curare innumerevoli patologie.

Gli stessi studiosi, su Neurogical Research, hanno dimostrato e affermato che bambini che prendono lezioni di musica classica a partire dalla mozartiana, nel maggiore dei casi dispongono di un Quoziente Intellettivo superiore rispetto a bambini che praticano qualsiasi altra attività extrascolastica. Dunque secondo molti neurologi c’è un evidente rapporto causa-effetto tra ascolto musicale attivo e apprendimento, che risultano essere direttamente proporzionali. Perciò il progresso neurologico nell’evoluzione di un individuo, si svolge nella fase dell’infanzia – periodo di massimo apprendimento in cui le informazioni percepite sono tanto più durature quanto stabili e rapide – se si tiene in considerazione l’Effetto Mozart.

Educando l’orecchio all’ascolto di questo complesso e profondo genere musicale, pian piano la mente riuscirà ad apprezzarlo e a non farne a meno.

In una scuola in Inghilterra è stato fatto un esperimento su alunni che svolgevano un test, accompagnato dalla riproduzione classica di Vivaldi: il risultato è stato notevolmente positivo, a causa degli stimoli e dei rinforzi che tale musica trasmetteva loro. Il neurologo Oliver Sacks riteneva che gli anziani affetti da Alzheimer fossero totalmente in grado di rispondere agli stimoli della musica, differentemente a qualunque altro impulso; la musica classica permette dunque di risanare la mente e di far riaffiorare i ricordi, tollerando la malattia stessa. Per coloro che soffrono d’insonnia o che vogliono combattere l’ipertensione, invece, Sacks consiglia di ascoltare Chopin, Bach, Beethoven o lo stesso Mozart per 30 minuti al giorno, prima di dormire, per allontanare lo stress e per abbassare la pressione sanguigna.

Il Ministero dei Trasporti, in Germania – Stato in cui il numero di incidenti stradali, causati da esagerata aggressività del conducente, è in continuo aumento -, ha realizzato un disco di un concerto di Mozart per rasserenare il guidatore.

Secondo studiosi dell’Università di Dallas, la musica classica permette all’uomo di esprimere le proprie emozioni – positive o negative che siano -, di essere più espansivo rispetto a ciò che prova e di fare scelte con il proprio cuore, senza farsi condizionare da fattori esterni, focalizzandosi sull’importanza del momento. Per quanto riguarda lo stato d’animo, invece, ascoltare musica rende l’umore positivo, lo migliora liberando stress e negatività, pervadendo di positività la vista dell’ascoltatore.

La musica, indifferentemente dal genere, va ascoltata, suonata e vissuta proprio come se fosse una cura per il nostro corpo, e come afferma il filosofo greco Platone nella “Politeia”.

La musica è per l’anima quello che la ginnastica è per il corpo.”