Il Bari International Film Festival è finito e ha portato via con sé tutto il fervore e il dinamismo che si era creato nella città. Personalmente ho apprezzato la scelta dei film in concorso, sia quelli italiani che quelli stranieri, che a parte qualche eccezione sono stati tutti molto godibili.

Per quanto riguarda i premi nell’ambito del concorso “Opere prime e seconde” dell’Italia filmfest, i premi delle tre categorie, premio Ettore Scola per il miglior regista, premio Gabriele Ferzetti per il miglior attore protagonista e premio Mariangela Melato per la miglior attrice protagonista, sono andati rispettivamente a Paola Randi per il film “Tito e gli alieni”; a Valerio Mastandrea, protagonista di “Tito e gli alieni” e infine a Valeria Golino e Alba Rohrwacher che hanno interpretato madre e figlia nel film “Figlia mia”  di Laura Bispuri. Sono state addotte dalla giuria, presieduta da Giancarlo de Cataldo, delle motivazioni per ogni scelta:

  • Premio Ettore Scola: “È un film fresco, emozionante e a tratti brillante. Paola Randi dirige con mano leggera e spericolata un originale cocktail di road-movie e fiaba fantastica che apre i cuori alla speranza.
  • Premio Gabriele Ferzetti: “Perché il vero alieno di questa fiaba ricca di avventura e passione è -il professore-, con il suo volto segnato e i suoi occhi che si accendono di lampi improvvisi.
  • Premio Mariangela Melato: “Una è un fiume in piena, l’altra l’argine. Due attrici perfette che raccontano la generosa condivisione di un amore materno, tanto esclusivo quanto imperfetto.

 

 

Tito e gli alieni è un film del 2017 presentato anche al festival di Torino. Protagonista è “il professore” uno studioso napoletano che passa la sua vita in solitudine nel deserto del Nevada ad ascoltare le stelle, sperando di sentire un giorno la voce di altre forme di vita. La sua, invece, di vita, verrà stravolta dall’arrivo dei nipoti Anita e Tito, che hanno perso il padre, suo fratello. Sorgenti formidabili di nuova energia, Anita e Tito ravviveranno il cuore dello zio.

 

 

Figlia mia è un film del 2018 che parla della situazione complicata in una casa degradata della Sardegna in cui vivono una bambina di 10 anni (Vittoria), la donna che pensa essere sua madre e la sua madre naturale. Da questa situazione nascono spontanee domande come “di chi è davvero Vittoria? Di sua madre naturale o di quella che davvero tiene a lei?”. Quindi è un film interrogativo e didascalico che indaga i rapporti e la loro essenza.

 

 

La sezione dedicata alle opere internazionali è stata premiata da una giuria di trenta persone presieduta da Gianrico Carofiglio. Come nella parte italiana le categorie erano tre: miglior regista, miglior attore protagonista e miglior attrice protagonista. Vincitore maggiore è stato “Der Hauptmann” (il capitano) che è stato premiato per la regia di Robert Schwentke ed il protagonista, Max Hubacher, ha vinto il premio come miglior attore protagonista. Il premio per la migliore parte recitata femminile è andato a Maria Mozhdah, che ha interpretato la protagonista nel film “Hva Vil Folk Si/What Will People Say/Cosa dirà la gente” di Iram Haq.

 

Der Hauptmann è il racconto visivo del momento in cui i dominatori stanno per essere vinti. Siamo in Germania, a una settimana dalla fine della seconda guerra mondiale e con uno splendido bianco e nero, Schwentke ci racconta la storia di un disertore dell’ultima ora, Herold, che mette insieme un gruppo di sbandati e fingendosi un ufficiale inizia una parabola di morte e crudeltà, prendendosela con i suoi stessi commilitoni.

 

 

Cosa dirà la gente è stata una delle pellicole più apprezzate durante questo Bifest. È in programmazione nelle sale in questo momento e se vi capita di trovarvi vicino ad uno dei pochi cinema che lo sta trasmettendo andatelo a vedere. La regista Iram Haq si racconta in questa sua pellicola facendo vedere allo spettatore cosa voglia dire vivere in una famiglia dalle origini e tradizioni pakistane in un paese come la Norvegia e descrivendo il disagio di Nisha un’adolescente come tante altre che prova a inserirsi in una società diversa da quella che i suoi genitori le vogliono far conoscere. Per questo viene punita in maniera magistrale venendo “rapita” dai suoi stessi genitori e costretta a passare un lungo periodo in Pakistan a casa della zia, contro la sua volontà. È una storia attuale e soprattutto si capisce quanto sia importante per la regista, proprio perché è anche la sua. L’evoluzione dei personaggi, specialmente di Nisha e suo padre, punti cardini della storia è descritta in maniera magistrale e anche molto emozionante.