Dopo circa novanta giorni dalle elezioni finalmente l’Italia ha un Governo. Quest’ultimo, ribattezzato Governo giallo-verde e, soprattutto, Governo del Cambiamento, si è proposto come l’alternativa ai governi del Partito Democratico e al precedente Governo Monti.

Negli ultimi cinque anni il Movimento 5 Stelle e la Lega – le due forze politiche che hanno dato vita al governo – hanno occupato i social e le reti televisive presentandosi come un elemento di rottura nei confronti dei governi tecnici e del cosiddetto establishment.

Ora è giunto il loro momento, si sono guadagnati la loro opportunità e sono pronti per «essere gli avvocati difensori del popolo italiano», come dichiarato dal nuovo primo ministro italiano, il giurista Giuseppe Conte.

Adesso però bisogna fare delle annotazioni: il mantra degli ultimi anni sul «premier eletto dal popolo» (come Monti, Letta, Renzi e Gentiloni, a dire del M5S e della Lega) non coinvolge anche Giuseppe Conte? Perché gli scorsi governi rappresentavano dei colpi di stato e questo invece è eletto dal popolo? Perché gli altri avevano fatto un inciucio e questo un contratto di governo del cambiamento?

Passiamo ora alla tanto agognata lista dei ministri. Gli scontri tra Di Maio, Salvini e il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sul nome dell’economista Paolo Savona, inizialmente proposto (o imposto?) come Ministro di Economia e Finanze, hanno portato addirittura alla richiesta della messa in stato d’accusa (impeachment) nei confronti del Presidente della Repubblica che, come è stato spiegato abbondantemente alcuni giorni or sono, può essere criticato da un punto di vista politico ma ha agito nei limiti di tutte le sue prerogative (art.92 della Costituzione).

Tutto, a partire dall’ultima campagna elettorale per arrivare al nome Governo del Cambiamento, ha fatto pensare a delle radicali novità e invece, come già si poteva intuire dalle prime indiscrezioni, per cambiare (almeno riguardo i protagonisti) si dovrà aspettare.

Alla Farnesina abbiamo uno dei più importanti ministri dei governi Monti-Letta (tornando al discorso precedente, i più criticati dalla compagine giallo-verde), tal Enzo Moavero Milanesi, nonché sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle politiche comunitarie (questa volta al suddetto Paolo Savona), nel Governo Ciampi.

Al MEF va Giovanni Tria, docente di economia all’università La Sapienza, a Perugia e a Tor Vergata ma soprattutto leghista di ferro e già consigliere dell’allora ministro per la Pubblica Amministrazione Renato Brunetta.

Questa volta invece alla Pubblica Amministrazione troviamo Giulia Bongiorno, già deputata con Alleanza Nazionale e attualmente con la Lega Nord. Importante nella sua carriera lavorativa il processo in difesa del sette volte Presidente del Consiglio Giulio Andreotti, accusato di rapporti con Cosa Nostra, poi caduto in prescrizione.

Per riformare l’attuale situazione della giustizia italiana, specialmente riguardo il discorso prescrizione, è stato posto al Ministero della Giustizia il braccio destro di Di Maio, Alfonso Bonafede.

Al Ministero del Lavoro c’è Luigi Di Maio, poi Salvini agli Interni mentre gli altri componenti del nuovo Governo sono: Elisabetta Trenta (Difesa), Sergio Costa (Ambiente), Giulia Grillo (Salute), Danilo Toninelli (Infrastrutture e Trasporti), Erika Stefani (Affari regionali), Riccardo Fraccaro (Rapporti con il Parlamento), Gianmarco Centinaio (Agricoltura), Alberto Bonisoli (Beni culturali e Turismo), Marco Bussetti (Istruzione), Lorenzo Fontana (Famiglia e Disabilità), Barbara Lezzi (Sud) e, infine, come già detto in precedenza Paolo Savona (Politiche comunitarie).

Leggendo la biografia politica di alcuni dei componenti di questo Consiglio dei Ministri c’è tutto fuorché il cambiamento. Vedremo se Di Maio e Salvini manterranno le promesse fatte ai cittadini ma una cosa è certa: è iniziata una nuova era nella politica italiana.