Come cambia una città nel tempo? Quale componente sociale gioca il ruolo decisivo nella sua evoluzione? È possibile ed auspicabile intervenire al fine di dare inizio a processi virtuosi di crescita e, soprattutto, quali sono le modalità di approccio più adatte?

Sono questi i quesiti che oggi ci si pone, in ambito urbanistico e sociologico, a vari livelli a partire dalla ricerca universitaria fino alle strategie che le amministrazioni sono chiamate ad attuare nella gestione della propria città.

Sono questi alcuni dei temi affrontati durante l’incontro organizzato in data 16 giugno, ad Altamura presso l’Ex Monastero del Soccorso dal laboratorio permanente IperurbanoL’incontro è il primo appuntamento del ciclo I dialoghi di Iperurbano in cui il tema centrale è stato la resilienza affrontato con l’interessante e prezioso contributo degli ospiti presenti, Piero Pelizzaro, responsabile dell’Ufficio Resilienza del Comune di Milano e autore del libro “La città resiliente”, Chiara Rizzi, docente in composizione architettonica e urbana presso l’Università della Basilicata e Gaetano De Francesco, architetto e Dottore di Ricerca in Architettura Teorie e Progetto presso l’Università Sapienza di Roma.

Tema centrale è il sempre più difficile rapporto fra la città e la natura, le nuove configurazioni che l’ambiente urbano può avere che, grazie ad una preventiva progettazione e pianificazione, possono contribuire ad una vita migliore e più sostenibile. Modello virtuoso, raccontatoci in modo appassionato ma non visionario da Piero Pelizzaro, quello della città di Milano. Le politiche della città lombarda sono, infatti, un chiaro esempio di come con semplici interventi promossi dall’amministrazione locale sia possibile dare un input significativo alla trasformazione di un grande centro urbano verso obiettivi mirati alla sostenibilità.

Numerosi sono i piani che prevedono la riattivazione dei Navigli, la creazione di nuovi parchi urbani e la sistemazione di quelli già esistenti, gli incentivi alla creazione di tetti verdi o riflettenti che contribuiscono al risparmio energetico degli edifici sino alle nuove costruzioni ad energia zero. Fondamentale è, sicuramente, il ruolo della politica che deve incentivare determinati tipi di azioni progettuali e sponsorizzare la realizzazione di aree verdi all’interno del tessuto urbano.

Una rete di piccoli interventi sorretti dalla partecipazione attiva dei cittadini che, quindi, oltre a riscoprire il valore della natura all’interno delle città, iniziano anche a prendersene cura; esemplari i giardini condivisi e gli orti urbani.

Visione complementare quella di Chiara Rizzi, la quale ha ricordato l’importanza che ha, specialmente in questo argomento così ampio e controverso, la ricerca condotta in ambito universitario e la necessità di una formazione consapevole per la nuova generazione di architetti ed urbanisti.

Il tema affrontato da Gaetano De Francesco rientra proprio in questo tipo di approccio. Partendo dalla certezza che i fenomeni contemporanei si ripercuotono sulla città, è necessario interrogarsi sulle modalità di adattamento delle componenti caratteristiche del paesaggio urbano alle varie realtà.

La sua ricerca si focalizza sulle infrastrutture idriche la cui progettazione potrebbe sia dare una forma nuova al paesaggio urbano sia risolvere il problema della raccolta e dello smaltimento delle acque. Di qui, l’esempio di vari paesi che hanno saputo coniugare il recupero e la canalizzazione delle acque con la creazione di nuove aree verdi e di aree di aggregazione sociale.

Le infrastrutture devono quindi essere multitasking, devono includere e creare natura, devono essere flessibili e, soprattutto, facilmente gestibili per le amministrazioni e devono contribuire a migliorare i contesti urbani riqualificandoli.

Guidata dalla trasformazione del tessuto sociale ed economico, la città contemporanea assume configurazioni sempre diverse. È, pertanto, necessario avere un approccio dinamico ed innovativo capace di adeguarsi ai cambiamenti.

La domanda non è agire o no, ma piuttosto come agire.

Di questo, l’Università e le Amministrazioni devono farsi promotrici, della responsabilità e della consapevolezza delle scelte e delle azioni per la nascita di una popolazione resiliente prima ancora che di una città resiliente.