Può dichiararsi conclusa la (guerra e)pace fiscale, che ha scaldato gli animi dei due leader di maggioranza Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Dopo una settimana di tensioni tra gli alleati e diverse fumate nere, Lega e M5s hanno trovato, nella giornata di sabato, un’intesa riguardo il decreto fiscale. Ma vediamo di cosa si tratta:

Pace fiscale – La pace fiscale con Equitalia è una misura che prevede, per tutti coloro che si trovano in condizioni economiche difficili, di poter riuscire a rimediare la propria situazione con il fisco italiano, pagando solo una piccola percentuale del debito. La novità è che si potrà pagare una percentuale in base al proprio reddito. La pace fiscale è rivolta a quei piccoli contribuenti che non hanno pagato tasse, per un massimo di 100 mila euro annue e potranno, ora, pagare a seconda delle loro disponibilità economiche un’aliquota (contributo) del 6%, 10% o 25%.

Rottamazione (ter) delle cartelle esattoriali – La pace fiscale non è un condono ma una maxi rottamazione delle cartelle. Entriamo nello specifico: una cartella esattoriale è uno strumento per mezzo del quale l’Agenzia delle Entrate può riscuotere forzatamente le tasse e annessa sanzione per non aver versato per tempo il pagamento. La rottamazione delle cartelle Equitalia è invece un istituto con il quale il contribuente debitore, può giungere ad un accordo con l’Agenzia delle Entrate, per la riduzione o la rateizzazione del debito. Con il presente decreto viene consentito al contribuente di estinguere il suo debito in 5 anni per un totale di 10 rate, senza interessi e sanzioni.

Condono fiscale – Il condono fiscale è un provvedimento che si applica al verificarsi di reati fiscali. I contribuenti, le famiglie, le società, le imprese e i professionisti hanno la possibilità di cancellare i propri debiti, pagando la loro quota senza interessi e sanzioni. Mentre il condono va ad annullare una grossa sanzione a seguito di un accertamento fiscale o di una omessa dichiarazione del debito, la pace fiscale è per quei contribuenti che hanno dichiarato il proprio reddito, ma non sono riusciti a pagare le tasse come IVA, IRPEF, IRES, IRAP.

Rottamazione liti fiscali pendenti – per “liti fiscali” si intendono le controversie che hanno sede in tribunale tra il contribuente e l’Agenzia delle Entrate; esse sono “pendenti” poiché ancora in fase di accertamento. Il presente decreto fiscale consente a tutti i contribuenti di rinunciare alle cause contro l’Agenzia delle Entrate, pagando solo una parte della somma altrimenti prevista. In particolare: nel caso di vittoria in primo grado, si pagherà il 50% della somma dovuta, e in caso di vittoria in secondo grado, il 30% dell’importo previsto.

Il decreto fiscale, frutto del vertice riunito a Palazzo Chigi lunedì 15, sembra essere stato oggetto di modificazioni da parte di una “manina” prima di essere mandato al Quirinale. Dopo aver temuto una crisi di governo, sabato 20, i due vice presidenti del Consiglio hanno annunciato in una conferenza stampa, di aver risolto le divergenze sul decreto fiscale. In attesa della versione ufficiale pubblicata sulla «Gazzetta Ufficiale» martedì 23 ottobre e del suo approdo al Senato, il testo del decreto fiscale esce più “leggero” rispetto alle ultime bozze; nonostante questo, non mancano perplessità a riguardo:

  • La cancellazione di tutti i debiti (multe, bolli auto, ecc.) al di sotto dei 1000 euro, non sarà un modo per agevolare al non pagamento di questo tipo di tributi? Se il reddito di cittadinanza ritiene che 780euro siano una somma “degna” per il cittadino italiano che contribuisce con lavori socialmente utili, perché una quota, anche più alta, non assume altrettanto valore?
  • Il decreto tace per quel che riguarda invece le agevolazioni ai contribuenti “onesti”. Non converrà forse, a ciascuno, eludere la legge per ottenere agevolazioni?
  • Il condono permette al Governo un’entrata più immediata di moneta. Dall’altro lato però lo Stato, con vari strumenti precedentemente analizzati, va a perdere delle imposte che gli spetterebbero per diritto. Gli effetti di questa manovra hanno durata di un anno. E gli anni successivi?
  • Dove sono gli investimenti sul lavoro?
  • Il contribuente che ha vinto in tribunale in primo appello contro l’Agenzia delle Entrate, pur avendo la possibilità di chiudere la lite, pagando il 50% del tributo, sarà spinto a continuare il giudizio. Se il contribuente dovesse aver vinto primo e secondo grado di giudizio, ha la possibilità di non procedere in cassazione, versando il 30% della somma iniziale. La prima ipotesi sembra quindi molto discutibile sul piano applicativo soprattutto in vista della logistica temporale: va ricordato che il giudizio in primo grado ha durata di massimo un anno, in secondo grado meno di un anno, e il giudizio di Cassazione ha pendenza di circa 5-6 anni.
  • Un’ulteriore problematica va sollevata in ambito di efficacia retroattiva: il presente decreto estende i suoi effetti anche ad un tempo anteriore a quello della sua emanazione. Va ricordato che le preleggi al nostro codice civile vietano espressamente la retroattività delle norme tributarie. Non sarà forse che il buon andamento dell’amministrazione finanziaria vince sul principio “siamo tutti uguali di fronte alla legge”?

La risposta di Bruxelles sulla manovra non si è fatta attendere: la Commissione Europea ha – per la prima volta – bocciato una legge di bilancio. Ma il governo italiano è irremovibile riguardo il decreto fiscale che trova copertura nella legge di bilancio. “I signori della speculazione si rassegnino. Indietro non si torna”, ha commentato il leader della Lega. Non resta che attendere aggiornamenti a riguardo, l’Italia ha un mese di tempo per decidere.