Corinaldo, sabato sera, Lanterna Azzurra, sei ragazzi morti, un centinaio di feriti.

I fatti oramai sono ben noti. Le autorità hanno dato il via alla caccia al responsabile del gesto che ha scatenato la tragedia. Ancora una volta un luogo di divertimento viene macchiato di sangue, ma bisogna lucidamente capire di chi sia realmente la colpa. Giusto chiedere i conti con chiarezza agli organizzatori, comprendere se tutte le cifre riguardo partecipanti e misure di sicurezza fossero a norma. Così come bisogna ricostruire le motivazioni del mancato funzionamento delle vie d’emergenza per una serata di cui già era noto l’elevato numero di partecipanti. Ancora più giusto è indagare su coloro che si sono divertiti con un gesto – probabilmente per qualcuno innocuo – a far traboccare un vaso giunto già al limite della sua capienza. Si badi bene. Questo non vuole essere un articolo di cronaca o di accusa nei confronti dei possibili colpevoli. Questa, come da titolo, vuole essere un’apologia.

A seguito della tragedia, si sta diffondendo un’altra accusa, – in parte ingiustificata -, nei confronti di un (seppur discutibile) artista. Sfera Ebbasta, così come tutti gli altri malvagi stregoni, scrive diabolici testi che svuotano le vite delle nuove generazioni, rendendoli adepti di “una setta satanica“.

Già il nome dice tutto“, ma poi “basta guardare con che capigliatura va in giro“. Tuttavia gli accusatori più ragionevoli si rendono conto anche che magari è anche colpa loro. “La loro assenza ha spinto i loro ingenui ragazzi a ricercare le mancate attenzioni paterne in uno stile di vita sfrenato che incita continuamente allo sballo e al divertimento“. “Basta leggere i testi, perché lo stato non censura più come dovrebbe?”. “Dov’è il Papa?”.

Questi sono solo parte dei commenti e osservazioni che, sempre più rapidamente, si stanno diffondendo. Non sarebbe corretto distruggere un artista perché, durante uno dei suoi concerti, alcune noncuranze organizzative hanno permesso una tragedia del genere.  Le polemiche trovano origine nella ricerca di un comodo capro espiatorio, qualcuno a cui affibbiare comodamente la colpa di tutto, lo stesso che produce musica che funziona, indiscutibilmente vende e riempie le discoteche di seguaci di ogni età. I testi, del giovane rapper Gionata Boschetti, potrebbero anche essere privi di significato, il suo aspetto potrebbe essere non sulla linea della “quotidianità”, il suo stile di vita potrebbe essere diseducativo, ma tutto ciò va rispettato, perché questo è il personaggio che l’artista ha deciso di essere. Altrimenti non si sarebbe troppo dissimili da coloro che subito dopo l’attentato nella sede di Charlie Hebdo diedero la colpa agli illustratori, perché “avevano giocato con il fuoco”.

Ciascuno è libero di ascoltare il genere musicale che più aggrada, di seguire la propria forma d’arte. Non bisogna dimenticare che questa è una meravigliosa realtà, ottenuta dopo secoli di lotte e martiri, discussioni e proteste.

Art. 19: Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere 

L’unica nota stonata forse imputabile al “trapper” è la scelta del luogo in cui esibirsi consapevole del seguito raggiunto da lui e dalle sue creazioni. Sebbene non è dato sapere cosa realmente si celi dietro il lato organizzativo di eventi del genere e quale sia la  reale responsabilità dell’artista, ospite dell’evento.

Nell’antichità classica, filosofi e artisti sono stati talvolta accusati di empietà e alcuni libri sono andati distrutti. In questo mondo la libertà di parola ha finito per essere una delle più importanti differenze tra il cittadino e lo schiavo o lo straniero. Sulla base di questa convinzione i filosofi greci hanno formulato la prima difesa della libertà di espressione, ma anche la prima, fondamentale, giustificazione della censura. Socrate, accusato di empietà e di corruzione di giovani, e giustiziato nel 399 a.C., difendeva la libertà di espressione.

Quindi prima di distruggere secoli di lotte da parte dei nostri avi per affermare la libertà di pensiero, sarebbe bene pensarci un attimo. Rifletterci su.

Alla luce dei fatti accaduti, l’unico dato certo è che ancora una volta giovani vite hanno pagato il prezzo della disorganizzazione di persone che – probabilmente – hanno pensato più all’incasso che alla sicurezza. Carenza che avviene non di rado in questo mondo e che non dovrebbe essere possibile nel 2019. Non si può temere per la propria vita mentre ci si diverte in maniera spensierata, durante l’evento atteso da tempo, ascoltando il proprio artista preferito. Lo stesso che, per i suoi fan, rappresenta la realizzazione di un sogno o, in questo caso, di un incubo.

 

 

Luciano Bolognese

Luciano Bolognese

Fotografo, videomaker, socialmente troppo attivo, tuttologo del web.