Quanti telefoni abbiamo cambiato da quando ne possediamo uno? Quante volte abbiamo mandato in assistenza il computer? Quante volte lo abbiamo visto rallentare il pc e pensare “Faccio prima a prenderne uno nuovo”?
Se pensiamo al numero di dispositivi avuti, arriveremo tutti ad un numero eccessivamente alto. Dal portatile agli auricolari, nessun apparecchio tecnologico sfugge a questo ciclo. Questo è quello che, in gergo tecnico, viene chiamato “obsolescenza“.

Andiamo per gradi. L’obsolescenza è una strategia industriale che porta a definire la vita utile di un qualsiasi prodotto, portandolo –  in una data o periodo prefissati – al suo limite, al fine di diventare, appunto, obsoleto e far fronte al suo successore.

TECNICA, PSICOLOGICA O PROGRAMMATA
Tre sono le forme di obsolescenza oggi riconosciute.
– Obsolescenza tecnica: ci si riferisce alla perdita di efficienza e funzionalità di un prodotto o servizio grazie al progresso tecnologico e scientifico
– Obsolescenza psicologica: è ciò che rende possibile il tutto, possiamo chiamarla, il motore di tutto, essa non è altro che l’introduzione di mode, trend e pubblicità al fine di esporci ad essi.
– Obsolescenza programmata: è la piaga attuale della tecnologia, in quanto colpisce direttamente il bene rendendolo meno durevole, dotandolo di un ciclo vitale molto basso.

OBSOLESCENZA PROGRAMMATA
Il primo caso di obsolescenza programmata risale, secondo alcuni studi, ai primi del Novecento. Nel 1924, il Cartello Phoebus – insieme di società dirette alla produzione di lampadine a escandescenza -, ha portato alla standardizzazione della vita utile delle stesse, riducendo di molto il loro ciclo a quasi 1000 ore di luce (in confronto alle 2500 iniziali). Da lì a poco, quasi tutte le aziende avrebbero inizato a mettere in commercio nuovi prodotti dotati di minor vita e ad aumentare le vendite.

Negli anni trenta, durante la grande depressione, si pensò di introdurre tale sistema come legge, al fine di innalzare l’economia, creare nuovi posti di lavoro ed aumentare i fatturati. Comparve così “l’obsolescenza pianificata”. Fortunatamente, la legge non fu neanche portata a votazione, in quanto lo Stato non la ritenne meritevole di considerazione.

IL CASO SAMSUNG-APPLE

Solo un paio di mesi fa, il 24 Ottobre, Apple e Samsung sono stati multati dall’Antitrust, rispettivamente con 10  e 5 milioni di dollari, per aver proposto degli aggiornamenti che secondo le autorità italiane avrebbero rallentato i device “più vecchi” (dove per “vecchi” si intendeva quelli di uno o due anni fa). E pensare che, la stessa Apple, ha dichiarato ufficialmente di rallentare i suoi “vecchi” dispositivi…

La velocità con cui le aziende aggiornano i propri dispositivi è direttamente proporzionale al termine della loro vita utile.

Le stesse aziende, queste stesse hanno portato molte altre multinazionali all’interno di questo circolo vizioso (se così vogliamo chiamarlo). In particolare le aziende di stampanti, per citarne alcune: Canon, Hp, Brother e molte altre. Proprio una di queste, la Epson, è stata indagata presso la Procura di Nanterre per aver dichiarato il falso. Le cartucce, infatti, segnavano la mancanza di inchiostro, pur avendone in realtà al loro interno ancora dell’altro, alcune addirittura ne contenevano più della metà.

Un esempio concreto è il seguente: un ufficio ha bisogno di espandere il proprio software. Per farlo i computer necessitano un aggiornamento, il quale porterà ad un notevole rallentamento del pc, il quale a sua volta indurrà alla sostituzione dello stesso. Parliamo di software gestionali di costi notevoli, un upgrade di tutta la parte hardware e software (con le relative licenze dei nuovi sistemi operativi).

MA QUANTO CI COSTA?
Diverse sono le questioni critiche a riguardo: lo smaltimento dei rifiuti di questi prodotti, la mole di energia che andiamo ad utilizzare per la produzione degli stessi ed i fenomeni psicologici e di marketing che ne derivano.

Ogni anno vengono prodotte tonnellate di rifiuti elettronici, gettati in aree non idonee allo smaltimento. Solo nel 2014 sono stati prodotte 41.8 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici. Ogni giorno nel mondo vengo sostituiti 416.000 mila smartphone e 142.000 computer, e solo il 15% – 20% di questi viene portato in centri autorizzati per il recupero dei materiali, ad esempio l’oro, il restante viene mandato nei paesi in via di sviluppo.

Gli smartphone rappresentano il problema maggiore, in quanto sono i dispositivi più utilizzati e più soggetti alla obsolescenza programmata, avendo una durata media di circa 18 mesi. L’ANSA riferisce che dal 2008 da oggi ne sono stati prodotti 7.100.000.000 miliardi, praticamente uno per ciascun abitante della Terra.

LE SOLUZIONI
L’impegno per la salvaguardia del pianeta dovrebbe essere all’ordine del giorno di ciascuno, sia esso consumatore o produttore.

Come sconvolgere il ciclo produttivo nel ramo tecnologico dal basso? Il primo passo dovrebbe essere quello di non lasciarsi influenzare dal marketing, di reprimere il desiderio di cambiare continuamente, macchina, vestiti o smartphone per moda, tendenze o altri aspetti non fondamentali.

Attuare una campagna intensa per i prodotti datati con software Open Source, quali Linux, noto sistema operativo, quale viene adattato anche agli hardware più vecchiotti dandogli nuova vita ma non solo, software di photo editing, di creazione documenti e PDF, tutti con codici sorgente aperti e libere, da poter così riutilizzare i nostri vecchi prodotti.

D’altro canto, però, i produttori dovrebbero tentare di produrre in maniera più sostenibile per l’ambiente, per i lavoratori, per i consumatori, per se stessi.

Questa è la grande sfida. La sfida di tutti noi. Siamo pronti ad accettarla? Siamo pronti per migliorare il mondo e il suo futuro?