Sono tempi difficili anche per Babbo Natale. Quest’anno, molti bambini italiani potrebbero rimanere delusi: l’adornato abete natalizio potrebbe non accogliere alcun regalo, ma solo tanta delusione. Anche il simpatico omone dalla lunga barba bianca ha dovuto adeguarsi al Decreto Sicurezza emanato dal Ministro degli Interni, Matteo Salvini.

E’ doveroso ricordare infatti che il personaggio incaricato di portare regali in giro per il mondo la notte di Natale, ha origini turche. La figura di Santa Claus, infatti, trova la sua origine nella figura storica di San Nicola, vescovo di Myra, una antica provincia dell’impero Bizantino situata nell’attuale Turchia. E chissà che il nostro Babbo e le sue renne non trovino i confini sigillati nella notte tra il 24 e il 25 dicembre: va bene che la sua slitta vola, ma violare la legge non è mai una buona cosa, soprattutto a Natale.

SALVINI MA CHE COMBINI?
Dall’eliminazione dei permessi di soggiorno temporanei per esigenze di carattere umanitario al prolungamento dei termini di permanenza nei centri per il rimpatrio, quella di Babbo Natale non è proprio una vita facile.

Ben quindici dei quaranta articoli di cui si compone il decreto convertito in legge il primo dicembre, interessano la vasta e complessa disciplina dell’immigrazione. Dopo il picco registrato in Europa, tra il 2014 e il 2017, l’attuale governo italiano ha deciso di restringere i diritti dei migranti, abolendo la protezione umanitaria. Al suo posto, la legge introduce sei casi speciali.

La casistica appare ampia, ma nella pratica i nuovi “casi speciali” sono applicabili a una minoranza molto ristretta rispetto al numero delle persone a cui in precedenza veniva concessa la protezione umanitaria. La felicità di Babbo Natale (e anche quella dei bambini italiani), non rientra tra i sei casi.

Ma non solo. Oltre ad impedire la consegna dei doni la notte del 25 dicembre, il nuovo decreto prevedrebbe anche un prolungamento dei termini di detenzione amministrativa in appositi centri, prima del rimpatrio. Viene portato da 90 a 180 giorni il periodo di trattenimento presso le strutture carcerarie in seguito al quale lo straniero, dopo essere già stato privato della libertà personale per 180 giorni, potrà essere trattenuto per altri 30 giorni (prorogabili di ulteriori 15) nei casi di particolare complessità delle procedure di identificazione. Quindi se anche Babbo riuscisse ad entrare in Italia, ci impiegherebbe forse sei mesi per ritornare in Turchia.

PERSONE OLTRE LE COSE
Chi siamo? Chi stiamo diventando? Chi vogliamo essere? La questione identitaria tormenta non solo l’Italia, ma tutto il mondo. Colore della pelle, carattere nazionale, intolleranze a sfondo etnico, culturale, sessuale e religioso sono gli ingredienti di quella ricetta propagandistica vincente utilizzata dai semplificatori in sede elettorale. Nel mirino il multiculturalismo, ovvero quell’orientamento volto a promuovere il riconoscimento e il rispetto dell’identità di società parallele.

Chi sta qui da noi deve credere in certi valori. O tornarsene a casa. Perché in gioco non c’è solo il nostro stile di vita, ma la nostra stessa vita. Tra i tanti che arrivano, molti non sono forse musulmani? E non è forse lecito aver paura, visto quello che leggiamo sui quotidiani o ascoltiamo durante i telegiornali? Abbiamo poi detto che Babbo Natale ha origini turche, e in Turchia la religione prevalente è l’islam: e se anche il vecchio barbuto si fosse radicalizzato? Ci avete mai pensato voi a questa eventualità?

La crisi da “identità minacciata” non può non passare anche per l’Europa. Aperti i varchi da sud e chiusi gli sfoghi verso nord, il rischio è quello di un effetto “pentola a pressione”. Il gioco allo scarica-migrante destabilizza i paesi europei, compresi coloro che sono convinti che il problema non coinvolga tutti. La solidarietà europea non mai sarà quindi spontanea, ma dovrà arrivare a seguito di un negoziato. La posta in gioco è alta e punta all’individuazione di un patto di convivenza, che non offuschi il senso di appartenenza a una comune specie, quella umana.

Integrazione non significa schiacciare gli altri su un – peraltro inesistente – modello locale: esige reciprocità e scambio. Alla domanda “chi siamo?” la replica prevalente taglia corto: “Siamo noi”. Sottotesto: “Non voi che venite da altrove e dovreste tornarci”.

CONCLUSIONI
Il vicepremier aspetta ancora la “letterina da Babbo Natale”. Nel frattempo, quelle della Commissione Europea sono arrivate puntualissime, e hanno costretto in extremis a una decisa correzione della legge di bilancio.

Chissà che questa volta, gli italiani non riscoprano un po’ di quel buon senso a cui spesso proprio il ministro fa riferimento. Solo che per chi scrive ha un significato diverso: buon senso è quello che serve a capire che l’indisponibilità a ‘contaminarsi’ con chi proviene da una cultura diversa, non può e non deve prevalere sulla curiosità per l’altro. Ma qui e ora, gli ascendenti contano più dei discendenti.

Quel che si spera, è di riuscire a prendere il turco per i baffi!