Il Natale si avvicina. Si avvicina quell’atmosfera magica che fa quasi sognare ad occhi aperti, quell’aria profumata che sa di biscotti alla cannella appena sfornati. La città è agghindata a festa. Le vetrine sono addobbate e in tutte le piazze compaiono grandi alberi di Natale. La corsa ai regali, alla ricerca del famigerato “regalo perfetto”, il panettone caldo e gli auguri ai vicini. Se si chiudono gli occhi, per le vie illuminate si riesce a sentire anche la voce di Michael Boublè. Un’atmosfera magica.

Il Natale è il momento atteso da grandi e piccini perché è una piacevole scusa per trascorrere del tempo con la propria famiglia. In molti dopo la cena attendono la natività del Cristo, giocando a Tombola o a Stoppa, o raccontandosi aneddoti accaduti durante il corso dell’anno. Solo una volta scoccata la mezzanotte, si potranno scartare i regali. Il compito più arduo spetta ai bambini, che dovranno non senza poche difficoltà selezionare un paio di regali dalla lista infinita dei desideri: la letterina a Babbo Natale.

La linea sottile che separa la concezione di un Natale ricco di felicità, condivisione e famiglia, da una visione fortemente edonistica è molto labile. Una festività che trae origine da una realtà religiosa, finisce per perdere proprio quei valori reali che l’hanno costituita.

Nella notte del 25 dicembre, le Chiese sono sempre più vuote, la gente è troppo occupata ad organizzare cene alla ricerca della perfezione. Il Natale ha perso ormai da tempo il suo significato più profondo. I principi religiosi hanno presto lasciato il posto ad una realtà più materialistica, fatta di regali, cibo e divertimento.

Protagonisti allora di questa festività diventano i grandi centri commerciali che, in questo periodo, segnano record di vendite. Questa è la formula del Natale moderno, risultato scontato di una società fortemente improntata sull’estremo consumismo e sulla gravosa perdita di valori che hanno da sempre caratterizzato la nostra cultura.

Tutto ciò, non può che far riflettere su quanto la rotta presa sia sbagliata. La progressiva perdita del valore religioso del Natale è lo specchio dello smarrimento dei valori umani. E’ necessario cambiare marcia. Bisogna ripartire. E perché no proprio dal Natale, il re delle feste.

Natale significa stare tutti insieme, ridere, giocare, chiacchierare dinanzi al camino con tutta la famiglia. Significa rivedere finalmente affetti lontani, abbracciarli, godendosi quei pochi giorni all’anno assieme.

E se è vero che “a Natale puoi…”, è bene dimostrarlo. Le sorti del vero Natale e dei nostri valori sono nelle nostre mani.

Riprendiamoci il Natale.