Ancora una volta il mondo è costretto a vedere l’odio e l’intolleranza concretizzarsi in un attentato terroristico. Questa volta la cattiveria arriva in Nuova Zelanda e prende il nome di Brenton Tarrant, un ventottenne proveniente dall’Australia.

Il 15 Marzo scorso il terrorista ha strappato la vita a 50 persone di religione musulmana mentre pregavano in due moschee di Christchurch. Un video in diretta postato dallo stesso sui social – e rimosso in seguito –, lo ritrae mentre estrae dalla sua auto cinque armi, i cui caricatori hanno impressi crudelmente i nomi delle persone a cui si è ispirato per il folle gesto. Tra questi spicca il nome di Luca Traini, l’attentatore  di Macerata che il 3 febbraio dello scorso anno ha ferito sei persone di origini africane.

 (fonte immagine: La Repubblica)

Prima di compiere l’atroce gesto l’australiano ha inviato via mail un manifesto di oltre settanta pagine al capo del governo neozelandese Jacinda Arden, con l’intento di mettere nero su bianco che si è di fronte ad una pseudo-invasione da parte degli immigrati.

Ora il ventottenne attende la sua condanna, fiero della sua orribile “impresa” (come dimostrato dai suoi disgustosi sorrisi ai fotografi che lavoravano fuori dal tribunale).

Come detto, circa cinquanta persone sono scomparse per mano sua: intere famiglie, uomini, donne, bambini, ragazzi, persone con proprie vite, sogni e affetti che ad un certo punto hanno dovuto abbandonare tutto sul pavimento freddo di una moschea. L’orrore quindi torna a farsi sentire, facendo tornare metaforicamente la società umana indietro di millenni.

Curioso il fatto che a Tarrant viene troppo poco spesso riservato l’appellativo di ‘attentatore’o ‘terrorista’, anzi è stato assai frequente catalogato come un “semplice killer”; piccolezza, certo, ma che consente di riflettere sulla poca importanza attribuita all’attentato dello scorso venerdì, forse perché compiuto da un ‘bianco occidentale’ anziché da un ‘mediorientale’.

Ma guardando al vecchio continente, e nello specifico nel nostro Paese, rimangono shockanti le dichiarazioni del Ministro dell’Interno Matteo Salvini, che a seguito dell’attentato dichiara: “l’unico estremismo che merita di essere attenzionato è quello islamico”. Una – inconcepibile – affermazione che rischia di costruire nuove menti contorte capaci di compiere quell’impensabile orrore. La dichiarazione del ‘capitano’ gode sicuramente di una notorietà mediatica non indifferente e di consensi che vanno a sdoganare una ideologia volta al non-rispetto del diverso e dell’immigrato.

A seguito del raid di ChristChurch, l’Isis ha minacciato di contrattaccare. Le conseguenze sarebbero disastrose: ci si troverebbe nel bel mezzo di una infinita sequenza di botta e risposta tra estremisti.

Degne di nota sono le altre macabre notizie che riportano l’uccisione per mano dello Stato islamico di Lorenzo Orsetti, un volontario italiano che ha combattuto schierandosi con i curdi.

(nella foto: Lorenzo Orsetti; 
fonte immagine: ilcorriere.it)

Sembra tutto un gioco mediatico tra chi deve mietere più vittime, chi è più cattivo e disumano e chi mostra più ignoranza e cattiveria. La paura del diverso vive ancora e, come un fantasma che odora di sangue e fa rizzare i capelli, aleggia incontrollata tra di noi. Qual è la sua arma? Molto probabilmente l’uso incontrollato dei social media. E dopo quasi settant’anni l’uomo (citando la famosa frase di Primo Levi “se questo è un uomo” ) non ha ancora imparato ad essere uomo, ma viene sopraffatto dall’istinto aggressivo tipico del mondo animale.