Sono state più di 770 mila le persone che hanno deciso di dedicare qualche ora del primo weekend primaverile del 2019 alla riscoperta di alcune bellezze italiane sostenute dal FAI (fondo ambiente italiano). Circa 1100 i siti aperti nei giorni di 23 e 24 Marzo.

Ma quanto è importante il fondo ambiente italiano per la nostra penisola? Dobbiamo immaginare questa fondazione  no-profit come uno stimatissimo dottore che, proprio come cura i suoi pazienti, si impegna in restaurazioni certosine e salvaguardia dei tantissimi siti italiani abbandonati alla selvaggia azione degradante del tempo.

È un numero esorbitante quello delle azioni di restauro che vedono impegnati interi gruppi di tecnici, esperti e amanti della bellezza. Ed è solo grazie al FAI che possiamo godere del volto, una volta ignoto, della nostra nazione.

FAI in Puglia

Andando alla scoperta delle bellezze nascoste della nostra regione, di ciò che è più vicino a noi, il FAI ha aperto circa 50 siti con il nobile intento di far assaporare ai nostri occhi le gustose e non conosciute arte e natura Pugliesi.

Un tour che attraversa il tacco da nord a sud, iniziando dallo sperone con la zona garganica e alcuni posti del tavoliere, passando per le terre in provincia del trittico Barletta-Andria-Trani, poi alcuni siti nel barese e nella valle d’Itria concludendo con il Salento e i tesori del leccese.

(Banca d’Italia. Fonte immagine: fondoambiente.it)

Ma il monumento che ha dominato, con 14 mila presenze, su qualunque altro sito pugliese è stata la Banca d’Italia a Bari. Un palazzo in stile littorio che, aldilà dell’orribile periodo di costruzione (realizzato infatti tra il 1926 e il 1932), riassume il pregio artistico e culturale della regione italiana più orientale.

La nostra regione non è mai uguale a sé stessa e a volte ignota ai suoi abitanti nel suo splendore.

 

FAI ad Altamura

(Palazzo dell’acquedotto pugliese. Fonte immagine: fondoambiente.it)

Anche nella nostra città di Altamura il FAI ha fatto scoprire con stupore il Palazzo dell’acquedotto pugliese.

Una storica costruzione degli anni trenta che con le sue mura imponenti e spesse e le minuziose decorazioni con archi a tutto sesto – tipiche di quel buio periodo della nostra storia -, accoglie il visitatore facendolo precipitare in un contesto di ingegno idraulico e architettonico.

(Tipografia Portoghese. Fonte immagine: fondoambiente.it)

Tra gli spazi altamurani che grazie al FAI hanno trovato nuova vita rientra anche la tipografia Portoghese, a cui si deve il merito di custodire la storia della comunicazione altamurana di tutto il novecento. La prima tipografia di Altamura raccoglie infatti una produzione di manifesti pubblicitari, etichette per i prodotti dell’industria alimentare italiana e non solo, manifesti politici, stampe di riviste e molto altro

Ma il Palazzo dell’acquedotto e la tipografia Portoghese sono solo due dei tanti luoghi non conosciuti della nostra città del pane, che pazienti attendono di essere ripristinati e ricoperti di una luce nuova di riscatto.

Ogni angolo della nostra nazione è saturo di cultura, identità e arte. E numerosissimi sono i siti – naturali e artificiali – che chiedono aiuto perché abbandonati al degrado. In ogni parte d’Italia c’è un pezzo di storia e arte da scoprire. Opere che attendono sotto la patina scura e tenebrosa della noncuranza e del disinteresse.

Grazie al fondo ambiente italiano ogni frammento del vivace e armonioso mosaico – quale è l’Italia – viene inserito al proprio posto e pian piano restituisce  luce allo splendore del bel paese.  Un esempio di formidabile interesse riferito ad ogni paese del mondo, e che regala un messaggio di diversità conviventi che donano armonia e bellezza ineguagliabili.

Abbiamo ancora moltissimo da riscoprire nel nostro paese, ma lo possiamo fare solo credendoci nella smisurata bellezza e ricchezza di questo e impegnandoci nel salvaguardarlo e proteggerlo per regalarlo intatto ai cittadini di una futura Italia.

L’impegno a lasciare intatti questi nostri scrigni di storia, arte e cultura deve essere preso coraggiosamente e amorevolmente da noi tutti per ‘fare’ bella la nostra Italia, insomma,  per ‘fare’ il bel paese.