Siamo in un mondo che si è sviluppato grazie all’interazione con l’altro. L’uomo, sin dalla nascita, così come gli animali, inizia a trasmettere le proprie intenzioni, emozioni, paure ed esigenze attraverso suoni, rumori, gesti, attraverso diverse forme di quel che noi comunemente chiamiamo ‘comunicazione’. Pensiamo, per un attimo, ad un bambino che piange, semplicemente perché ha fame oppure ad un gattino che si nasconde dietro un vaso per manifestare la sua paura nei confronti di un cane che gli ringhia contro, espressione di sfida e rabbia. Queste sono alcune forme di comunicazione.

L’etimo della parola ‘comunicazione’ risale al latino ‘comunicatio’, sostantivo scibile in ‘actio cum munis’: un’azione che prevede un rapporto di interdipendenza di  ‘munis’, cioè di doni. L’etimologia, quindi, ricalca già da subito l’intento ultimo della comunicazione, ossia lo scambio di informazioni tra i due (o più) interlocutori.

fonte: familyandmedia.eu

Nonostante i modi per comunicare siano infiniti e variegati (si pensi all’orientamento del corpo, ai gesti, ai simboli, ai segnali iconici, ai suoni, alle parole) ci stiamo sempre più abituando a mettere da parte quei due aspetti fondamentali che chi comunica dovrebbe condividere: l’efficacia e l’immediatezza comunicativa.

Il primo aspetto è strettamente legato al successo di un’azione comunicativa. Nella nostra società si è ampiamente diffuso, grazie al mondo giovanile, la comunicazione via audio vocali, filtrati dai Social Network. Spesso l’utente preferisce affrontare una discussione su WhatsApp, attraverso dei vocali, evitando quindi il confronto faccia a faccia. Il pulsantino che ci permette di registrare un audio ci dà la sicurezza che, qualora non ci piacesse il modo, il tono o l’intento di quel file registrato, esso può essere tranquillamente eliminato e rifatto ex novo. Non si corre il pericolo di errare, di esporsi totalmente, bensì c’è sempre un possibile reset da poter effettuare. A tal proposito interviene la mancata immediatezza comunicativa. In un classico episodio di comunicazione faccia a faccia, tutto avviene sincronicamente, cioè gli interlocutori sono inglobati completamente dall’azione del parlare in quel momento e interagiscono con tutte le componenti: il viso immediatamente reagisce con una reazione a qualsiasi enunciato esposto; il corpo risponde solitamente anche involontariamente, alle provocazioni. Nei social, invece, l’utente decide con la sua libertà, quando e se rispondere, come e dove farlo, decidendo in che modo reagire e prendendosi tutto il tempo che desidera. Inoltre l’espressione emotiva viene facilmente sostituita da faccine gialle (emoticons) disponibili in tantissimi status e condizioni diverse da inviare a portata di tasto.

I social network, quindi, allontanano l’uomo dalla comunicazione faccia a faccia e la rendono sempre più mediata, sempre più artificiosa, sempre meno concreta. Sicuramente è capitato a chiunque di trovarsi in un luogo abbastanza frequentato ed essere circondato da gente al cellulare. Non sarà forse che siamo controllati dai nostri social e preferiamo rispondere a loro, ai loro stimoli e ai loro ‘bisogni’, abbassando la testa ed evitando un nostro amico che si trova vis-à-vis e che potrebbe essere fonte di confronto, di sostegno e di aiuto per la realtà vera e non per quella filtrata?