Il “pensare positivo”: tra Jovanotti e gli studi psicologici

Almeno una volta nella vita sarà capitato di ascoltare qualcuno definirsi o definirci “pessimista”, dinanzi ad ostacoli o impedimenti quotidiani.

I nativi digitali, probabilmente, ne sapranno di più; basta imbattersi in alcune ricerche Google con la parola chiave “ottimismo”, che i molteplici risultati saranno: “come essere felici”, “10 modi per diventare ottimisti”, “17 passaggi per essere ottimista nella vita.” Ma quanto c’è di vero dietro queste soluzioni?

La psicologia insegna che dietro il pessimismo o — nei peggiori dei casi — una depressione esiste una spiegazione più profonda della semplice ‘tendenza a pensare negativamente’.

Lo psicologo Martin Seligman introdusse la Condizione di Helplessness (tradotto: ‘condizione di impotenza’, detta anche ‘inutilità di chiedere aiuto’).

L’impotenza appresa, cos’è?

Questo termine descrive lo stato di un essere vivente in cui, trovandosi senza aiuto e senza alcuna soluzione, ‘abbassa le armi’ e decide di accondiscendere alle avversità che si ritrova a vivere.

Max Pezzali, nel 2008, cantava “mezzo pieno, mezzo vuoto, questo è il solo ed unico bicchiere che abbiamo”, Jovanotti cantava “penso positivo” nel ’94, Seligman, quasi 30 anni prima, sperimentava l’ ‘impotenza appresa‘ su di un cane.

Egli, nell’esperimento, bloccò le zampe e la testa dell’animale e lo mise in una gabbia elettrificata. Le numerose scosse e gli inutili tentativi di liberarsi causarono nell’animale, dopo un dato tempo,  la convinzione che fosse materialmente inutile sforzarsi. Non vi era possibilità di salvezza.

Un secondo cane, invece, fu immesso nella gabbia elettrificata, lasciando libera la testa. Nel momento in cui le scosse giunsero all’animale, quest’ultimo notò che spostando il capo in un dato punto, riusciva a bloccarle. Fondamentalmente, questo secondo cane era stato condizionato a fare qualcosa pur di salvarsi.

Immessi i due cani, insieme, totalmente liberi e nella stessa gabbia per metà elettrificata, si notò come il primo cane che aveva appreso la condizione di helplessness —, si accasciasse sulle scosse senza neppur provare a salvarsi. Il secondo che aveva invece appreso come ‘cercare una soluzione’ scappò subito dall’altra parte della gabbia, priva di scosse.

 

“Imparare l’ottimismo”

Seligman nel suo libro Imparare l’ottimismo (1991) spiega come la depressione umana nasca dalla condizione di impotenza appresa che l’esser umano apprende con il tempo. Le persone affette da depressione e pessimismo sono convinte che ogni azione porti negatività e dunque provano un sentimento di impotenza che cresce con il tempo.

Dato che lo psicologo affermava “ottimisti non si nasce, si può diventare”, l’antidoto all’impotenza sembra ritrovarsi nell’auto-efficacia (‘Self-efficacy’). Questa risorsa della mente permette all’individuo di sentirsi capace, all’altezza di qualunque problema e affrontarlo con — quello che siamo soliti chiamare — ottimismo.

Come Jovanotti, anche la psicologia dunque ci insegna: piuttosto che ‘accasciarsi sulla gabbia elettrificata’ dai problemi, risulta più fruttuoso ed utile sforzarsi per trovare una soluzione. Facendo sempre forza sulla propria efficacia sarà finalmente possibile vedere ‘il bicchiere mezzo pieno’.