La libertà è quella condizione che ogni individuo umano vorrebbe avere e desidera ardentemente. Si parla di libertà di parola, di opinione, di pensiero, ma sarebbe meglio definirla libertà di essere persona in quanto tale.

Nel corso della storia, tanti sono stati i momenti salienti in cui l’uomo ha cercato quella libertà. Esempi possono essere la Dichiarazione universale dei diritti umani, la Rivoluzione francese o le lotte per l’emancipazione femminile.
Tra tutte, peró, il vero significato di libertà bisognerebbe trovarlo in un periodo che culmina in una data precisa: il 25 Aprile 1945.
Spostiamo lo sguardo in un’Italia delusa e squarciata dal potere nazi-fascista, che ormai occupava quasi l’intera nazione, e osserviamo come persone comuni, di varia professione, mettono in campo la loro indole: quella di dar voce alla loro nazione, di dar voce all’Italia.

Nasce così il fenomeno della resistenza, resistere contro il nemico, resistere contro quelle idee sbagliate, confermare con fierezza l’identità italiana. L’Italia era da sempre considerata l’unica nazione che, nonostante avesse cultura, lingua, usanze e costumi comuni, mancava ancora di un assetto geo-politico stabile e duraturo. È stato difficile arrivare alla Repubblica che abbiamo noi oggi; è stato davvero complicato insorgere nel sogno di libertà.

I partigiani diedero il loro contributo con azioni silenziose, ma sorprendenti. Pertanto Salvatore Quasimodo si chiese “come potevamo noi cantare / con il piede straniero sopra il cuore”, come potevamo dar vittoria al nemico, come potevamo concedere il loro territorio allo straniero, come potevamo permettere che l’Italia continuasse ad essere luogo di crisi e lotte?