A tredici anni di distanza dalla sua scoperta (8 agosto 2006), torna a far discutere l’attuale condizione del fossile di balena, ad oggi rinchiuso – nel più intollerabile oblio – nelle casse di un deposito della Soprintendenza.

Ribattezzata con il nome di  Giuliana – dal luogo del ritrovamento, lago San Giuliano – è lei il più grande fossile di balena mai trovato, nonché il fossile di vertebrato più pesante mai scoperto al mondo. La balena lunga circa 26 metri, rappresenta uno dei pochi reperti fossili riconducibili a circa un milione e mezzo di anni fa, poiché i resti dei cetacei – una volta morti – si depositano nel fondale marino ed è difficile individuarli. “Perché i reperti affiorino in superficie è necessaria la presenza di terreni geologicamente giovani, che si sono sollevati in tempi recenti. Proprio come molte porzioni del nostro Paese poste ai piedi degli Appennini”, spiega al National Geographic il prof. Bianucci, paleontologo del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa, fra gli autori dello studio.

Scavo dello scheletro fossile di Balaenoptera cf. musculus sulle rive del Lago di San Giuliano, Matera. Fotografia di Giovanni Bianucci. Fonte: National Geographic

Lo scheletro fossile che nuotava nelle acque del Mediterraneo è stato oggetto di uno studio appena pubblicato su Biology Letters, che ha coinvolto il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa, il Dipartimento di Scienze biologiche, geologiche e ambientali dell’Università di Catania e il Directorate Earth and History of Life, Royal Belgium Institute of Natural Sciences di Bruxelles.

Premesse promettenti per il futuro di Giuliana, eppure per anni non c’è stato alcun movimento sul fronte dei finanziamenti per il restauro. Superate infatti le difficoltà del recupero, non è mai stata studiata né resa fruibile al pubblico, conservando inespresso il proprio potenziale.

A rompere il silenzio durato un decennio, un documentario proiettato in prima nazionale lo scorso 8 ottobre a Napoli, in occasione della trentesima edizione del festival delle scienze Futuro Remoto: “Giallo Ocra – Il mistero del fossile di Matera”, scritto e diretto dal giornalista scientifico, firma del Venerdì di Repubblica e film-maker Renato Sartini. Qui il trailer.

Nel 2016 il senatore Giovanni Barozzino (Sinistra Ecologia Libertà) si era impegnato affinché questa storia finisse sotto i riflettori del Parlamento. Con interrogazione parlamentare con risposta scritta fatta all’allora Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini (seduta n.693 del 5/10/2016), il caso del fossile di balenottera approda in Senato, senza però particolari risvolti.

E ora? “Aprite le casse!” è l’urlo delle Istituzioni affinché Giuliana venga – finalmente – studiata, restaurata e consegnata all’umanità. Le amministrazioni lucane intervengono nelle figure di Gianni Perrino (consigliere regionale, Movimento 5 Stelle) e Antonio Materdomini (consigliere comunale, Movimento 5 Stelle).

Le ragioni del ritardo non sono tuttavia da attribuire unicamente alla reperibilità di fondi. Complice – dichiara MicroMega, una delle principali riviste culturali del panorama editoriale italiano – una mancata sensibilità istituzionale, tradizionalmente più legata alla conservazione del patrimonio archeologico della Magna Grecia.

“Il ‘caso di Matera’ emerge dunque, in tutta la sua potenza, anche come un caso di strategia divulgativa, che ha come difficile interlocutore un paese che all’assurdo trattamento dei beni che si trova ad avere in custodia guarda come ad una triste consuetudine.”
Andra Meneganzin; MicroMega

Ricostruzione artistica di Balaenoptera cf. musculus di Matera. Disegno di Alberto Gennari. Fonte: National Geographic

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