Una settimana intensa quella dal 27 maggio al 1 giugno per i ragazzi della IV B del Liceo Classico Cagnazzi di Altamura. Dietro l’incredibile risultato della Rassegna Internazionale del Teatro Classico Scolastico, ci sono infatti proprio loro: un gruppo di 28 studenti scelti per portare avanti, attraverso il percorso di alternanza scuola-lavoro, un progetto che affonda le sue radici nel 1994. Giunta ormai alla XXV edizione, la Rassegna non smette di dar prova del fascino che il teatro classico nasconde e che è in grado di venir fuori dai teatranti anche a distanza di millenni. La sensazione è quella di far parte di una storia comune, che ci avvicina gli uni gli altri poiché tutti legati dalla condivisione di quelle leggi non scritte che ciascun uomo conosce dalla nascita. Dall’humanitas alla pietas, passando attraverso l’eros e la fides, fino ad arrivare alla caritas, il filo conduttore di quest’ultima edizione del festval. Caritas. Latino semplice ed immediato: amore senza misura, senza moderazione.

E se il piacere di gareggiare in pieno spirito ‘olimpico’ è cosa propria dei partecipanti della Rassegna che ogni anno non perde occasione per dipingersi di colori anche internazionali; scopriamo insieme cosa si nasconde dietro la pianificazione di questo imperdibile evento dalle parole degli stessi organizzatori. Teresa Vicenti, Eugenia Casiello, Mariangela Basile, Nunzio Calia e Carol Denora, studenti della IV B del Liceo Classico, hanno deciso di sottoporsi – del tutto volontariamente, sia chiaro – alle domande circa l’esperienza vissuta. Il progetto della Rassegna Internazionale si inserisce infatti all’interno di un contesto più ampio, rappresentato dal percorso di Alternanza scuola-lavoro. Attraverso questa metodologia didattica viene concessa agli studenti la possibilità di affiancare alla formazione scolastica, prettamente teorica, un periodo di esperienza pratica al fianco di un ente pubblico o privato. Seguono le riflessioni dei due tutors del progetto Ezio Berloco e Greta Sassaroli, in merito al significato che oggi l’esperienza di alternanza scuola-lavoro può assumere con i suoi pro e i suoi contro.

 

Tra gli obiettivi dell’Alternanza vi è quello di favorire l’orientamento dei giovani per valorizzarne le aspirazioni personali, gli interessi e gli stili di vita. Credi che sia stata rispettata l’inclinazione di ciascuno per l’assegnazione dei compiti? Qual è stata la vostra organizzazione interna?

E.: Penso di sì. Nella divisione in gruppi si è tenuto conto di quelle che sono le caratteristiche e gli interessi di ciascuno. La classe sin dall’anno scorso – il primo anno in cui abbiamo iniziato il percorso di alternanza scuola-lavoro – è stata divisa in vari gruppi: il gruppo logistica, il gruppo tecnica, il gruppo contatti con le scuole e il gruppo social. Anche quest’anno abbiamo rispettato le divisioni, raccolto i risultati di ciascun gruppo e unito il tutto. Nello specifico io ho fatto parte del gruppo che gestiva i rapporti con le scuole: nel momento in cui le scuole arrivavano il nostro compito è stato quello di accoglierle e di fare loro da Cicerone in giro per la città.

M.: Il compito del gruppo-tecnica è stato quello di raccolta delle schede tecniche inviate dalle scuole, e di intermediazione con il responsabile tecnico, assunto dalla scuola. Oltre a soddisfare le esigenze di un determinato tipo di audio, piuttosto che un certo effetto di luci, ci siamo occupati anche della scenografia e dell’allestimento.

N.: Nell’era social non si è potuto non dare spazio alla pubblicizzazione dell’evento anche sul web. Questo ha comportato la creazione di un sito web interamente dedicato alla XXV edizione, e la relativa manutenzione.

C.: Il gruppo-logistica è quello che ha fatto da collante per le attività per programmare l’evento al meglio. Tra i vari compiti quello di raccolta informazioni dal gruppo-contatti e di organizzazione delle attività delle scuole (orario di arrivo e partenza, orario prove, accoglienza in caso di pernottamento) e di soddisfacimento delle esigenze tecniche di buio e luce per poter creare il programma della rassegna.

In occasione delle nozze d’argento della Rassegna, ci sono novità? Verrà in qualche modo valorizzata la storia della rassegna?

T: Abbiamo organizzato una mostra in cui si ripercorrerà brevemente la storia della rassegna dal primo anno attraverso foto e locandine degli altri anni. Cambierà poi la modalità di premiazione: le scuole infatti concorreranno per ottenere oltre ad un posto sul podio, anche il premio per miglior regista, miglior attore protagonista, miglior attrice protagonista ed il Premio Giovani, che non andrà a interferire con gli altri premi, e sarà assegnato dai componenti della giuria che frequentano il liceo.

Tra le leggi non scritte, che un tempo avremmo chiamato ‘mores’, tra quei princìpi frutto della coscienza individuale, ai quali ciascuno è chiamato ad obbedire, vi è l’ἀγάπη, la caritas. Quel nobile sentimento d’amore verso il prossimo tutto umano, che Dante nel XVI Canto dell’Inferno definì “del natio loco“. Perchè questo tema e in che modo avete deciso di valorizzarlo all’interno della Rassegna?

Nella tragedia che il nostro liceo ha deciso di portare in scena quest’anno, ovvero “Il mistero dell’Alcesti“, dove la protagonista, da cui la tragedia prende il nome, sceglie di sacrificarsi per il marito Admeto, re di Fere in Tessaglia. Abbiamo ripreso questo tema ovvero il dono di sé per guardarlo da diverse prospettive attraverso il concorso per la realizzazione di maschere, rivolto a tutte le classi dell’istituto, e attraverso la realizzazione di un video. Dono di sé che può essere visto sia come donazione degli organi, adozione, darsi per l’altro come generosità o come il soldato che si dona per la sua patria. Ma queste sono solo alcune delle interpretazioni.

Il vostro percorso di Alternanza ha avuto durata biennale, quindi si può dire che si è trattato di un vero e proprio cammino, un viaggio che vi ha visti maturare sotto il profilo professionale, didattico ma soprattutto umano. Cosa vi rimarrà di questa esperienza? Potendo scegliere, ricomincereste questo tipo di attività?

E: Dal momento che sia il mio ruolo, sia quello di Teresa, è stato quello di essere referenti dei contatti con le scuole, qualcosa che non dimenticherò è il rapporto che si è instaurato con i ragazzi che hanno partecipato alla rassegna e che continua ad esistere anche nel momento in cui le scuole vanno via. Il fatto di aver vissuto pienamente questa esperienza fa sì che rimangano quei tanti momenti che ci hanno permesso di unirci come classe e ci hanno permesso di consolidare rapporti anche al di fuori.

T: In realtà io ho già finito le mie ore di alternanza in quanto ho fatto un’esperienza di Erasmus lo scorso settembre che mi avrebbe consentito di non prendere parte alle attività della Rassegna di quest’anno, avendo concluso le ore previste. Però io e le altre ragazze che hanno condiviso con me l’esperienza in Irlanda, abbiamo deciso di prendere comunque parte alla Rassegna. Ho deciso di farlo perché l’aria che si respira in questa settimana è speciale e consente a ciascuno di noi di scoprire quei lati del carattere dell’altro che vengono fuori solo in determinate occasioni, che non possono essere quelle prima di un compito in classe.

Per garantire una continuità tra l’attività di formazione scolastica e aziendale, vengono disegnati dei tutors in modo tale da favorire l’inserimento degli studenti nel mondo del lavoro e per permettere la verifica delle attività. Com’è stato lavorare al fianco di due figure professionali? Che tipo di rapporto si è instaurato con Ezio e Greta?

E: Fondamentale è stata la presenza di Ezio e Greta che ci hanno spronato a dare sempre il massimo, ci hanno confortato nei momenti di amarezza. Possiamo ricordare l’anno scorso nel momento in cui pioveva eravamo sconfortati di fronte a questa situazione e ricordo ancora Ezio con un rotolo di carta in mano ci ha invitato a ripulire le sedie e ad andare avanti perché quello era il primo degli ostacoli che avremmo dovuto superare. E sicuramente è stato un momento bello che ricorderemo. Quest’anno gli inconvenevoli non sono mancati, ma reduci della scorsa edizione abbiamo saputo reagire meglio. Abbiamo condiviso di tutto con loro e non c’è che ringraziarli perché quel che avete visto è anche grazie a loro.

T: L’anno scorso abbiamo tentato di portare in scena una rappresentazione come classe di alternanza. Partendo dal tema della giustizia e abbiamo affrontato il tema nelle diverse sfaccettature attraverso diversi mezzi: dal monologo alla recitazione, anche attraverso il ballo. E mentre Greta ci sosteneva sempre, ci ascoltava con le nostre mille idee; Ezio era decisamente più critico. Anche se a lavoro ultimato non ha potuto non farci i complimenti.

Qual è stato il momento più bello di questa XXV edizione della Rassegna?

E: Sicuramente questo percorso di alternanza ha rafforzato quelli che sono i rapporti all’interno del nostro gruppo classe nonostante non siano mancati litigi per il fatto che siamo molto diversi tra di noi. Insieme siamo stati in grado di realizzare ben due rassegne e vedere negli occhi dei professori e dei ragazzi ospiti, ha dato soddisfazione e gratitudine.

T: Durante lo spettacolo del Salvemini di Bari, nel teatro della consolazione, sono rimasta dietro le quinte, vicino a una dozzina di interruttori che accendevano le luci bianche e colorate sul palco. Avevo avuto il compito di accendere e spegnere le  luci nel momento giusto per creare l’atmosfera. In quella stanza claustrofobica si respirava odore di sudore misto ad ansia e tensione. C’erano risate e pianti per cadute buffe ed errori sul palco. Quei ragazzi che non avevo mai visto prima condividevano con me una piccola parte di sé, la più vera, quella che si può conoscere solo a teatro. Sì perché paradossalmente ci si toglie la maschera che si è indossata per tutto il giorno proprio nel luogo della finzione, dove tutto è finto ma niente è falso.

Nel 2015 l’Alternanza scuola-lavoro è stata resa obbligatoria, con la riforma della Buona Scuola, per tutti gli studenti del secondo biennio e dell’ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado. Le critiche non sono mancate. Parte dei docenti ha infatti affermato che non vi è alcuna utilità nell’inserire questo percorso all’interno di un indirizzo classico, scientifico, artistico o musicale. Secondo questo filone, l’Alternanza può essere meglio coniugata con un le attività di un istituto tecnico o professionale. Alla luce del vostro vissuto, credete sia utile questo tipo di esperienza all’interno di un liceo?

T: Penso che anche all’interno di un liceo l’alternanza abbia il suo valore, laddove viene scelta con criterio perché a volte vengono selezionate attività che si allontanano dal tipo di studi intrapresi. Per quel che riguarda la mia esperienza personale ho svolto tre percorsi di alternanza scuola-lavoro: uno di self-publishing in cui mi sono occupata di scrivere un libro, uno che mi ha visto come guida all’interno di un museo in Irlanda, e la programmazione di un evento quale la XXV edizione della Rassegna Internazionale. Esperienze molto diverse tra loro in quanto soprattutto l’ultima, a differenza delle prime due, non si è concentrata solo in un periodo ma ha avuto una distribuzione più ampia nel tempo. Quindi alla domanda “l’alternanza è utile?” rispondo di “sì” perché mi ha permesso di lavorare concretamente insieme, sviluppando dinamiche di gruppo ma soprattutto ha permesso a ciascuno di avere il suo compito e la sua responsabilità funzionale alla riuscita del progetto dell’intero team. Se mi venisse chiesto se fossi pronta ad entrare nel mondo del lavoro, non saprei rispondere. Perché questo tipo di esperienze si allontanano dall’indirizzo scientifico con cui vorrei proseguire i miei studi.

Tra le novità introdotte dal Ministro dell’Istruzione Bussetti, vi è la rimozione dell’Alternanza scuola-lavoro come requisito di ammissione agli esami di maturità. Questo non significa che sparirà del tutto dall’esame di maturità: una parte dell’orale sarà comunque dedicata all’Alternanza, ma non avrà più il suo ruolo. Credi che sia un passo avanti nella direzione giusta?

E: Sicuramente non sono d’accordo con chi dice che i progetti di alternanza scuola lavoro non siano utili nei licei. Con la mia esperienza posso dire che mi ha aiutato a scoprire nuovi interessi. Penso sia utile ai fini della valutazione finale per mettere in evidenza un percorso che ha occupato ben due anni. Ma penso anche che al centro della prova d’esame vi debba essere il programma didattico.

Ezio e Greta, da tutors nonché coordinatori delle attività: quali sono le difficoltà che avete riscontrato nelle diverse esperienze di Alternanza?

E: Le difficoltà sono legate essenzialmente alle tempistiche perché abbiamo sempre poco tempo per lavorare e dobbiamo districarci tra le ore di lezione. Quel che dispiace maggiormente è che è sempre vista come un’interruzione della didattica e invece dovrebbe essere considerata come supporto e ampliamento della didattica. Effettivamente è come se andassimo a fare altre ore di lezione su altri argomenti, facendo capire come si inserisce la didattica nel mondo del lavoro, perché il fine ultimo è questo: inserire i ragazzi nel mondo del lavoro attraverso una ‘simulazione’. Come? Con tutte le problematiche delle attività programmate. Vero è che non ci sono difficoltà finanziarie ed esigenze economiche da affrontare legate all’organizzazione, però la buona riuscita dell’evento e le complicanze che questo comporta fanno emergere le responsabilità di ciascuno. Posso assicurare che la non riuscita di una serata o di un’esigenza di un gruppo teatrale che va via scontento, può dare rammarico. Quindi far sì che tutte le attività (che vanno dall’accoglienza, all’organizzazione delle prove, alle visite per la città, all’ospitalità, alla soddisfazione delle esigenze tecniche) rispettino le aspettative di ciascun gruppo è il primo obiettivo per noi. Garantire l’omogeneità del risultato non è semplice: si sta chiedendo a dei ragazzi, ciascuno con le sue capacità, di dividersi nell’organizzazione ma allo stesso tempo di guardare fissi all’obiettivo.

G.: Une delle difficoltà minori che abbiamo avuto con questo gruppo è la coesione già alla partenza del gruppo, che ha visto già alla partenza poche individualità. E questo è piuttosto raro perché ha consentito a tutti di conoscere tutti gli aspetti della rassegna, anche di quelli di cui non si è occupato. Tutti hanno lavorato in gruppo individuando le esigenze e proseguendo in quella direzione. Questo è secondo me il risultato finale che questo lavoro dovrebbe creare, perché non tutti questi ragazzi usciti da scuola entreranno in questo mondo ma ciascuno di loro avrà le giuste conoscenze per poter lavorare bene all’interno di un team. Non tutti loro faranno i manager. C’è chi farà il manager e chi supporterà il manager, chi materialmente si occuperà del lavoro nel sottobosco, occupandosi dell’attività più umile ma più essenziale.

Quali sono gli aspetti che andrebbero migliorati?

E.: Alla fine il problema fondamentalmente è sempre lo stesso: far sì che questi progetti vengano supportati ministerialmente non assegnandoli a pioggia. Ovvero secondo me i ragazzi dovrebbero fare meno progetti di alternanza e puntando ad una migliore organizzazione. Supportando il tutoraggio in maniera più professionale consente la realizzazione di un prodotto più di qualità, proprio perché sono migliorati i mezzi. Altrimenti se si vanno a distribuire progetti di alternanza a pioggia, ogni classe porta a termine più di un percorso di alternanza le cui ore non sono mai definite e il risultato finale è carente di professionalità. Se il Ministero in questo credesse di più e desse più valenza didattica, i risultati sarebbero migliori perché i potenziali sono altissimi: si potrebbero fare progetti interessanti, però vanno supportati.

Nei precedenti progetti di Alternanza, tra le attività vi era anche quella degli scavi nel sito archeologico di Egnazia. Avete accolto i ragazzi in quella che è la vostra casa, essendo stati chiamati per vocazione a diventare archeologi. Come avete vissuto quell’esperienza?

E. e G.: In quelle situazioni c’era il coronamento del progetto perché con la VC il percorso era triennale e aveva inizio in primavera. Ho avuto quindi percezione del percorso di crescita e maturazione dei ragazzi. Agli scavi a settembre si andava ad integrare quel lavoro fatto a maggio con affiancamento professionale agli archeologi sul campo e quindi si andava a completare con esperienze vere e proprie: le stesse attività durante le campagne di scavo ad Egnazia.

Avendo fatto io stessa parte di uno dei percorsi di Alternanza di cui sei stato tutor, una domanda sorge spontanea: qual è stata la miglior classe?

E: Non lo dirò mai.

 

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