In Italia la legge sulla legittima difesa ruota tutta attorno ad un avverbio: sempre.

“Chi compie un atto per respingere un’intrusione […] agisce sempre in stato di legittima difesa”. Secondo il testo approvato lo scorso 28 marzo, il proprietario è sempre motivato a difendersi in caso di violazione di domicilio o di un’attività commerciale. Dopo due mesi dall’entrata in vigore della discussa legge sulla legittima difesa, il primo caso si presenta a Ivrea, in provincia di Torino, dove un tentativo di furto è finito in tragedia. Tre persone sono entrate in una tabaccheria, quando il titolare, che abita al piano di sopra, ha impugnato la pistola e ha esploso sette colpi, provocando la morte di uno dei tre ladri. Il commerciante è indagato per eccesso di legittima difesa. Le promesse fatte ai sostenitori della Lega, partito promotore della riforma, sono state disattese? La difesa è sempre legittima?

Domande a cui darà risposta Emanuela Trimarchi (per gli amici Giulia Selvaggi), avvocato penalista nonché candidata alle ultime elezioni europee con la lista Europa Verde. All’interno del suo curriculum una descrizione chiara e semplice dei motivi per i quali siamo onorati  di ospitarla sulla nostra testata: “Donna, madre, avvocato, meridionale, stanca di aspettare che altri si occupino del mondo che sarà dei miei figli. Pronta a dar voce e strumento a chi non può più attendere.”

Giulia, ricorderai di certo i cartelli introdotti in Senato il 28 marzo dai partiti di destra con un messaggio chiaro: “la difesa è sempre legittima”. Allora come mai bisognerà verificare se le nuove disposizioni legislative sono applicabili in questo caso specifico? La nuova legge firmata Lega non è andata ad abolire l’eccesso di legittima difesa?  

Partirei col ricordare che la legittima difesa “abitativa” ancor prima della legge 26 aprile 2019, n. 36, era già disciplinata dal nostro ordinamento e più in particolare dall’art. 52 c.p. che al primo comma recita: “Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio o altrui contro il pericolo attuale di una offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa”. Questo comma è rimasto immutato. Il secondo comma contiene adesso l’avverbio di tempo “sempre” e stabilisce che nei casi nei previsti dall’art. 614, primo e secondo comma (violazione di domicilio) sussiste sempre il rapporto di proporzione di cui al primo comma dell’art. 52 c.p., se taluno legittimamente presente in uno dei luoghi ivi indicati usa un’arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere la propria o la altrui incolumità, i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d’aggressione.

Questa la premessa. Andiamo ora alla domanda: ad Ivrea è morta una persona e si conosce l’autore della condotta che ha causato l’evento morte. Applicando quelli che sono i principi base del nostro ordinamento, il tabaccaio di Ivrea è stato iscritto nel registro degli indagati perché da questa iscrizione derivano una serie di diritti a tutela dello stesso, primo tra tutti quello di essere interrogato con l’assistenza del difensore. E come ha riferito il Procuratore Capo di Ivrea Giuseppe Fernando titolare dell’indagine, “per capire se si è nel caso della nuova legge sulla legittima difesa, occorre prima stabilire come si sono svolti i fatti e approfondire”. Ciò detto spero sia chiaro a tutti che ogni qualvolta si spara a qualcuno nella propria abitazione o domicilio, ci saranno delle indagini, quelle indagini potranno sfociare in un processo e quel processo potrebbe portare ad una sentenza di condanna. Difatti, al di là dello slogan “la difesa è sempre legittima” tanto esibito il 28 marzo ma soprattutto in campagna elettorale dal Ministro Matteo Salvini, non è stata sottratta al giudice la verifica dei fatti suscettibili di integrare la fattispecie della legittima difesa domiciliare. Oggi, così come ieri, ci sarà un giudice che verificherà i rapporti tra aggredito e aggressore, le condizioni di luogo in cui si sono svolti i fatti, le modalità della condotta posta in essere dalle persone coinvolte nella vicenda.

Stando ai dati forniti dal Ministero degli Interni, dall’agosto 2017 al luglio 2018, il numero dei reati in Italia è calato: i furti sono diminuiti da 1.302.636 a 1.189.499, così come le rapine, che sono passate da 31.904 a 28.390. Ad aumentare è invece – secondo l’Istat – il numero dei cittadini italiani che percepisce il rischio di criminalità nella zona in cui vive ed è preoccupato dei furti nella propria abitazione. Da cosa può essere determinata questa errata percezione?

Negli ultimi tempi l’argomento “criminalità” ha avuto nei principali telegiornali italiani un risalto costante con una percentuale altissima rispetto alla percentuale di altre testate giornalistiche di diversi Paesi europei. Sappiamo quanto le tv condizionino gli italiani nella percezione dei problemi che li riguardano. Così come sappiamo quanto sia diffuso l’atteggiamento di alcuni politici di utilizzare le paure del “popolo” per creare un nemico da eliminare attraverso promesse elettorali. In pratica si utilizza una paura che di base esiste ma in forma lieve, per creare un problema che non esiste e si strumentalizza quel problema promettendo di risolverlo in caso di successo elettorale.

Basti pensare che i dati presi in analisi, ovvero agosto 2017-luglio 2018, fanno per lo più riferimento ad un governo diverso da quello attuale insediatosi il 1 giugno 2018. Ciò significa che prima dell’attuale governo non vi era nessun rischio criminalità. La percezione è evidentemente cambiata nell’ultimo anno perché è stato lanciato questo allarme e perché la criminalità è stata argomento propagandistico nei principali telegiornali italiani (filo governativi) cosicché la paura è divenuta strumento per ottenere consensi elettorali.

 L’obiettivo di impedire il processo a chi si difende in casa propria – fissato da Salvini in campagna elettorale – sembra non essere stato raggiunto. Le nuove norme non rappresentano dunque una licenza a sparare a priori in caso di intrusione in proprietà privata: anche se ciò avvenisse in modo legittimo, bisognerà sempre dimostrarlo in tribunale. Alla luce di questo non sembra che la nuova legge rischi di portarci al ‘Far West’, non tanto per l’effettività delle misure, quanto per i messaggi volti ad una cultura delle armi e della giustizia privata da cui è stata accompagnata? 

Chi mi segue su Twitter sa che spesso provocatoriamente ho trattato l’argomento tramite tweet molto sarcastici, ad esempio consigliando di mandare una lettera raccomandata con ricevuta di ritorno all’amico o parente cui si vuol far visita, sì da aver certezza che il destinatario venga a conoscenza della visita stessa ed evitare di lasciarci la pelle. Chiaramente si tratta di provocazioni, è il modo con cui Giulia Selvaggi cerca di ribellarsi ad un atteggiamento propagandistico volto ad offrire agli elettori poco attenti soluzioni di immediata comprensione per fattispecie di reato che possono essere molto complesse. Purtroppo lo scenario che si rappresenta, stando soprattutto al messaggio che Salvini ha cercato di far passare in campagna elettorale, è che chiunque può sparare e sottrarsi ad un processo. Le cose, come già detto, non stanno così ed è giusto dire che uno Stato che chiede al cittadino di difendersi piuttosto che creare le condizioni affinché il cittadino si senta tranquillo in casa o nel posto di lavoro, ha sicuramente fallito. Creare un’ampia zona di privilegio penale per il cittadino entro il proprio domicilio personale o professionale, significa trasferire dallo Stato al cittadino il compito di tutelare la propria sfera di signoria e per le istituzioni abdicare a uno dei principali doveri di uno stato di diritto e cioè garantire la sicurezza per tutti i cittadini nell’ambito della legalità che è garanzia per tutti.

Proprio per questo motivo il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con un dettagliato messaggio alle Camere ha firmato il testo di legge senza mancare di segnalare spunti di illegittimità  costituzionale altamente probabili ove non si desse alla legge stessa una lettura costituzionalmente orientata. E proprio per questo motivo, nell’applicazione della nuova legge sulla legittima difesa, i giudici dovranno sempre bilanciare gli interessi in gioco, posto che il diritto alla vita – anche quella di un ipotizzato ladro – è tutelato dalla nostra Costituzione. Piaccia o non piaccia al ministro Matteo Salvini.

“Lasci che venga approvata una legge che consente a chiunque di sparare se pensa di essere derubato in casa perchè pensi che non riguardi te che non sei un ladro. E piano piano il cerchio si chiude. E alla fine scopri che questo sistema […] colpisce anche le persone normali come te, che svolgono il loro lavoro ordinario come te, che non si sono mai esposte politicamente come te. E speri che in tua difesa facciano sentire la loro voce le persone che non sono rimaste in silenzio. Come te”. Questo un estratto dell’ultimo scritto che hai affidato al tuo blog: quale ruolo pensi che abbia oggi l’indifferenza? Cosa diresti a quei giovani che ‘io di politica non ne capisco niente?’

L’indifferenza, oggi come ieri, è il peggiore dei mali. Siamo spesso tentati di pensare che quel problema non ci riguardi e ci voltiamo dall’altro lato, proprio come se quel problema non ci appartenesse. È quello che capita ad esempio con la realtà degli immigrati, altra bandiera del Ministro Matteo Salvini. Quante persone riescono a domandarsi “E se su quel barcone ci fossi io?”. È più facile provare sgomento se esplode una bombola del gas in un appartamento vicino casa nostra poiché in tal riusciamo ad identificarci con le persone presenti nell’appartamento in cui è avvenuta l’esplosione e a pensare con facilità che in quella situazione potremmo trovarci noi. Metterci nei panni degli immigrati invece è più difficile, soprattutto perché abbiamo poca memoria e abbiamo dimenticato quando gli immigrati eravamo noi meridionali.

Ai giovani che pensano di non capire niente di politica posso dire che tutto avrei pensato nella vita tranne che candidarmi. Ma la vita è tutto ciò che non ti aspettavi e siccome i tempi che stiamo vivendo sono tali per cui neppure uno striscione con la scritta “restiamo umani” può essere esposto  nonostante la Costituzione tuteli il diritto di manifestazione del pensiero, ho deciso di fare la mia parte e inviterei chiunque, soprattutto i giovani – che dicono di non capire di politica – a fare la loro.

Giulia Selvaggi è nata in una giornata come queste, una di quelle calde trascorse al mare, dalla parte giusta della spiaggia: quella che ci vede stesi su un lettino fatto di canapa, all’ombra di una palma da cocco sorseggiando uno Spritz. Dall’altra parte invece centinaia di persone erano costrette ad attraversare il mare su un gommone per sfuggire alla morte. “Ricordo di aver aperto un’app con la quale avevo avuto fino a quel momento un rapporto di indifferenza e di aver iniziato a twittare dando voce a lei, o a me, a lei che poi è me, un avvocato un po’ incazzata, un po’ cinica, un po’ cazzara ma soprattutto molto ribelle.” Quale consiglio daresti a chi sta cercando la sua Giulia?

Direi che in ognuno di noi c’è una Giulia, ognuno di noi non può stare a guardare, ognuno di noi ha il dovere di fare la sua parte, di dare il proprio contributo per migliorare questa società che mai migliorerà se deleghiamo sempre agli altri il compito di fare quello che nel nostro piccolo possiamo: alzare la testa, scendere in piazza, far sentire che ci siamo, riprenderci i nostri diritti, rendere omaggio alla Costituzione, diffonderla, farla rivivere, impedire che venga calpestata. Dobbiamo ripartire da quei diritti in essa sanciti e che sono inviolabili.

 

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