“Noi non siamo davvero in pericolo e questo, agli occhi di un autoritario, è il vero pericolo. Abbiamo una politica che, assecondando l’irrazionale tendenza alla paura, parla di sicurezza perché vende di più. Un circolo vizioso”. Il filosofo e scrittore Riccardo Dal Ferro, caro agli amici del Liber Festival², guarda con sconcerto a quel cocktail di nazionalismo, xenofobia e razzismo che imperversa per l’Europa.

A più di settant’anni dalla Liberazione sembrano tornare a galla, sospinti dal vento dell’intolleranza, i fantasmi di un passato che speravamo sepolto. Ma davvero ci attende qualcosa che somiglia a ciò che abbiamo già vissuto? I recenti fatti di cronaca – l’introduzione da parte della Digos in abitazioni private per rimuovere striscioni  che pongono in essere “situazioni di potenziale turbativa”; il tentato sequestro da parte delle Forze dell’ordine di un cellulare.contenente un video in cui si chiedeva al Ministro degli Interni dove fossero i 49 milioni spariti; l’appoggio dato da un’associazione di Polizia che vede nel viceministro una soluzione efficace alle difficoltà della categoria; gli annunci sponsorizzati dalla Lega che incitano all’odio razziale prima di brani musicali  – hanno riacceso un dibattito sul ritorno al fascismo e al pericolo che questo rappresenta per la democrazie liberali. L’uso politico della storia, ce lo ha ricordato la prof. Dell’Aria di Palermo, si caratterizza per essere un esame di coscienza nei confronti di un presente indiscutibilmente critico.

Umberto Eco, celebre semiologo, evidenziava come possa esistere un “ur-fascismo, un fascismo eterno”, definibile attraverso “una lista di caratteristiche tipiche”.che vanno dallo “sfruttare la naturale paura della differenza trasformandola in razzismo”,.al tentativo di definire una “comunità nazionale” in virtù dei nemici che dovrebbe combattere, fino all’ “ossessione del complotto”, per citarne alcune. Un appello fatto ben 25 anni fa e ritornato attuale. Alla tua community hai più volte però parlato non di fascismo, bensì di “autoritarismo di convenienza”. Qual è la differenza?

Prima di tutto, alle caratteristiche elencate da Eco io aggiungerei quella del “cesarismo”, ovvero la tendenza ad ammirare spontaneamente l’uomo forte che si distingue dalla massa per.capacità e retorica, ma che soprattutto sa agire al di fuori delle regole senza subirne le conseguenze. Noi ammiriamo queste figure, culturalmente, e ciò si tramuta nell’emergere periodico.di piccoli ducetti e nell’ammirazione per figure ridicole come quelle di Totò Riina, per dirne solo uno. A questo “ur-fascismo” si affianca un autoritarismo di convenienza, quello che vediamo oggi messo in atto da alcune frange delle forze dell’ordine che,.pur non condividendo la visione salviniana, seguono pedissequamente gli ordini e compiono violenze su contestatori e manifestanti per “convenienza”, ovvero per tenersi il lavoro e non incorrere in misure disciplinari. Si tratta di una semplice ma terribile pavidità.

Fino a quando è stato Salvini (sappiamo quanto ti costa nominarlo, ahimè ti chiediamo scusa) a indossare l’uniforme da poliziotto, si credeva d’aver toccato il fondo; ora che invece sono i poliziotti.ad aver encomiato il leader della Lega, viene da chiedersi quale sia lo stato d’animo di quegli elettori che mantengono intatta la loro fiducia nelle forze dell’ordine ma non condividono le politiche di Salvini. Polizia di Stato o di Governo?

Il loro stato d’animo io non te lo so descrivere. Credo che in Italia le forze dell’ordine siano sempre state al soldo del personaggio più forte e le violenze che vediamo oggi non sono particolarmente più aspre o diverse rispetto a quelle di 15 anni fa (anche con Berlusconi succedeva, ed è successo anche con Renzi), ciò che oggi differisce è la spregiudicatezza: ieri si toglievano gli striscioni e si allontanavano i contestatori pacifici e un po’ ci si vergognava di farlo, oggi lo si sbandiera sui social e lo si porta come un punto di orgoglio.

Il quadro italiano è quello di un progressivo trapasso della democrazia liberale, tanto faticosamente conquistata, in favore di un ordinamento che cancella le rappresentanze e svuota la Costituzione. La destra sta riuscendo nel tentativo di realizzare un impianto che vede nella diversità un nemico, che sottrae e non riconosce legittimità piena alle Istituzioni. Durante il tuo dialogo – visibile sul tuo canale Youtube – con Michele Boldrin, sono emersi dei parallelismi con esempi di democrazia illiberale. In cosa l’Italia è simile a Russia, Turchia e Ungheria?

La similitudine dell’Italia con Stati illiberali è molteplice. Prima di tutto, quelli che hai citato sono Stati in cui il cesarismo di cui prima è ben presente: l’uomo forte è meglio di una comunità libera. In secondo luogo, il fastidio per la libertà altrui: noi siamo culturalmente convinti che la pace si raggiunga attraverso una soppressione graduale delle libertà individuali, perché l’individuo è una cosa di cui non possiamo fidarci. E questo si traduce nell’incapacità di sopportare le differenze (perché cosa c’è di più differente degli individui tra loro?), nella tendenza al conformismo, nell’opulenza della burocrazia e nell’odio verso chi non condivide i valori collettivamente negoziati.

Sotto mentite spoglie, Salvini si presenta come uno ‘strumento’ di ricomposizione delle tante particelle in cui si sta frantumando la nostra società. In questo contesto un ruolo importante è giocato dalla dicotomia tra libertà e sicurezza: come è possibile da una parte garantire la tutela e il rispetto delle libertà fondamentali degli individui e dall’altro soddisfare una domanda incessante e sempre più pressante di sicurezza? E soprattutto nel momento in cui dovessero verificarsi delle condizioni per cui dovesse risultare difficile garantire un pieno equilibrio tra questi due bisogni primari, a quante ‘porzioni’ di libertà saremmo disposti a rinunciare per avere in cambio più ‘porzioni’ di sicurezza?

In Italia la retorica della sicurezza attecchisce facilmente perché siamo succulente prede della paura istituzionale. Ed è così da sempre, mica solo oggi. Se pensi che siamo l’unico Stato europeo di prima importanza a non aver subito attentati terroristici, ma che la copertura mediatica nei confronti del terrorismo è tra le più alte del mondo, capisci che questo è un discorso che piace molto. Purtroppo anche qui, la miscela di collettivismo, omologazione e autoritarismo è sostenuta dalla facilità con cui ci lasciamo trascinare da discorsi che ci spaventano, anche quando questi non sono reali. Noi non siamo davvero in pericolo e questo, agli occhi di un autoritario, è il vero pericolo. Servirebbe una politica che garantisca libertà e differenziazione sociale, libera circolazione di idee e individui, e invece abbiamo una retorica che, assecondando l’irrazionale tendenza alla paura, parla di sicurezza perché vende di più. Un circolo vizioso.

Se si guarda al risentimento delle ‘masse’ si può notare come quel misto di senso di delusione, tradimento, degradamento, minaccia che fu il lievito del fascismo cento anni fa, è oggi il lievito del populismo sovranista. Credi che quest’ondata di malcontento possa sfuggire dalle mani del suo creatore? Può prendere piede quella che in filosofia si chiama “eterogenesi dei fini”? Possono, cioè, in questo contesto verificarsi conseguenze inintenzionali di azioni intenzionali?

Credo che la storia proceda sempre per non-intenzionalità e che gli eventi si scatenino sempre e invariabilmente al di fuori dei progetti che noi facciamo. Questo dovrebbe spingerci alla prudenza e non alla spregiudicatezza, ma per rendersene conto bisogna averla almeno un po’ studiata, la storia. Perciò sì, credo che il pericolo vero attualmente non sia Salvini, ma ciò a cui Salvini potrebbe dare vita senza nemmeno averlo voluto. E le condizioni perché ciò accada ci sono tutte, sta a noi, nel nostro piccolo e unendo le forze, mettere in moto movimenti alternativi che facciano da contraltare a questo processo altrimenti inarrestabile.

Tra le capacità delle destre sovraniste, c’è quella di aver saputo puntare alla pancia del “popolo” (o sarebbe più corretto, dei cittadini?), non trovando tuttavia una soluzione ai grandi problemi che lo tormentano. Tra gli slogan più in voga, l’evocazione della “sovranità popolare” (sprovvista di limiti Costituzionali) come principale offerta politica. Ma non c’è la possibilità che – come ha scritto Emilio Gentile, uno dei maggiori storici del Ventennio e della cultura fascista – “il governo del popolo, dal popolo, per il popolo” si trasformi “in una democrazia recitativa, dove il popolo sovrano è chiamato periodicamente a esercitare il diritto di voto, come una comparsa che entra in scena solo al momento delle elezioni, per poi tornare dietro le quinte, mentre sulla scena dominano caste, oligarchie, consorterie, generatrici di diseguaglianza e corruzione”. La nostra democrazia è in pericolo?

La nostra democrazia è da sempre sorretta da oligarchie, piccoli gruppi di potere e consorzi di dominio nascosti e intoccabili. E si tratta delle oligarchie burocratiche. Noi possiamo cambiare le persone che siedono in Parlamento, ma la macchina burocratica italiana non è mica tutta lì: esistono commissioni e sottocommissioni al cui vertice ci sono uomini mai sentiti nominare in TV e che da sempre siedono lì a decidere dove indirizzare quel flusso di denaro, come usare una certa risorsa, dove muovere persone, bisogni e interessi. E quelle sono oligarchie che non si cambiano, e stanno al di fuori della presa democratica. Quindi la nostra democrazia è da sempre in pericolo, ma non si è mai formata una cultura sufficientemente liberale in Italia da poter finalmente mettere in discussione questi apparati radicati a fondo nel contesto istituzionale del nostro Paese.

È giusto che il fascismo e nazismo fossero raccontati dal punto di vista delle vittime; e con questo intento si è voluto celebrare la Giornata della Memoria. Per far sì che si sapesse. Affinché ciascuno conoscendo, avrebbe evitato che la storia si ripetesse. Se però la memoria da una parte è un obbligo, dall’altra il rischio è che queste celebrazioni servano anche da lavacro purificatore,.affinché ci si dimentichi di quell’Italia che è stata casa di Mussolini. Ci siamo così dimenticati della nostra discendenza dai carnefici. Come si è potuto – secondo te – dimenticare? Come si può ancora oggi pensare “Eh ma Mussolini ne ha fatte di cose buone”?

Il vero dramma del fascismo è che non si è mai fatto un vero processo al fascismo. Il giorno dopo la caduta del regime, tutti i mussoliniani sono diventati antifascisti,.tutti i gerarchi sono diventati dissidenti, tutti i conniventi si sono trasformati in contestatori. E abbiamo lavato la nostra coscienza, mai affrontando il germe nascosto del fascismo, che non.sta nel saluto romano ma in tutti quei piccoli comportamenti che ho descritto in precedenza. Perciò, la memoria non basta. Ricordare non basta. Si deve anche cogliere il momento in cui è fondamentale guardarsi allo specchio e individuare il germe di ciò che detestiamo. Ma l’Italia non l’ha mai fatto. Ci siamo convinti che sia bastato giustiziare Mussolini in quel modo barbaro per voltare pagina, quando invece siamo ancora sulla stessa pagina. Una brutta pagina.

La logica del “Noi contro Loro” – titolo dell’opera di Ian Bremmer –, ha caratterizzato i fascismi europei del Novecento e torna.oggi a sedurre una parte crescente dell’opinione pubblica internazionale. Trump, Bolsonaro, Le Pen, Salvini, Orbàn: sotto la lente d’ingrandimento finiscono leader sovranisti di ogni dove, accomunati da un uso spregiudicato della propaganda, dalla criminalizzazione delle minoranze, dalla strumentalizzazione di.un passato mitico, dal culto del patriarcato e della virilità. Fasci-nazismo mondiale o qualcosa di nuovo?

Non so se definirlo fascismo o nazismo, ma è indubitabilmente qualcosa di già visto e di completamente nuovo. Si tratta, mi pare, della risposta ai movimenti di globalizzazione, come se l’unico modo per il fascismo (chiamiamolo così).di sopravvivere fosse quello di estendersi oltre le nazioni, formando una super-nazione ideologica che tiene insieme i personaggi che hai citato nella domanda. Forse è ancora presto per dirlo in modo chiaro e certo,.ma credo che questo movimento sia quasi identico nei contenuti ed estremamente diverso nelle forme, rispetto al nazi-fascismo novecentesco. E non possiamo perciò trattarlo nello stesso modo usato in passato, bisogna far emergere.idee nuove e si deve combattere non sul terreno nazionale, ma su quello globale.

Sappiamo che hai appena ultimato un nuovo progetto. Ti va di anticipare qualcosa ai lettori di Sedici Pagine?

Certo, si tratta di un nuovo libro che uscirà per l’editore De Agostini tra fine settembre e inizio ottobre. Il libro è un testo divulgativo di filosofia nel quale si parla di film e serie televisive,.cercando di raccontare le idee della filosofia moderna prendendo il pop come esempio. Il libro sarà illustrato (ma non posso ancora rivelare l’identità dell’artista) e sarà una lettura divertente e utile,.non solo per chi studia filosofia, ma anche per chi ne è digiuno.

 

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