Un racconto dai contorni realistici, frutto delle difficoltà dei nostri tempo. Un’alleanza senza confini tra uomini dalla pelle di colore diverso. Una storia che riporta al centro il valore dell’integrazione.  Di Elena Savino. 

Merida era da sempre vissuta a Roma con la sua famiglia, adorava i suoi genitori Ilaria e Paolo che l’accudivano con immenso amore. Era una fanciulla bellissima,  alta, slanciata, dalla pelle luminosa e leggermente ambrata, un manto di capelli le ornava il volto dai lineamenti perfetti e le scendeva sulle spalle quasi a proteggerla. La sua bellezza fisica si univa al suo carattere vitale e forte, che faceva brillare i suoi profondi e misteriosi occhi scuri. Da un pò di tempo, però, Merida si era chiusa in sé stessa. Le amiche con cui aveva condiviso la sua fanciullezza non le rivolgevano più le attenzioni di un tempo, anzi sembrava che volutamente la allontanassero. Merida le aveva sempre considerate parte della sua vita. Ora le si sentiva lontane, assenti. Il suo ultimo anno di scuola media si era appena concluso con grande tristezza nel cuore, troppe domande a cui non sapeva rispondere e una rabbia sottile nei confronti di chi l’emarginava. “Cosa è cambiato, cosa ho fatto,  dove ho sbagliato, perché non mi vogliono più come amica?” Sembrava quasi che tutti gli altri sapessero qualcosa di lei che lei stessa non sapeva, ma cosa? Merida aveva affrontato la terza media come tutti i fanciulli della sua età. I cambiamenti che caratterizzano il passaggio dall’infanzia all’adolescenza si univano ai sogni e ai desideri per il futuro. Un nuovo modo di pensare e di relazionarsi con gli altri riempiva la sua mente, la voglia di cambiare scuola e amicizie si faceva strada nei suoi pensieri, quasi a voler cancellare tutto il suo piccolo mondo di rapporti per costruirne uno nuovo. Nel suo immaginario i genitori erano sempre stati delle rocce incrollabili a cui aggrapparsi nei momenti di insicurezza. Non l’avevano mai lasciata sola, anzi, grazie al legame indissolubile, alla fiducia e complicità che si era creata tra di loro, Merida riusciva a non farsi coinvolgere dai continui misteriosi pettegolezzi che venivano pronunciati sul suo conto. Soffriva dentro di sé per tutto questo, ma non si era mai piegata, non aveva mai reagito, sperava che i suoi atteggiamenti delicati e riservati sarebbero stati sufficienti per cambiare gli immotivati pregiudizi e le cattive idee che erano sorte nell’ultimo periodo nella mente delle sue amiche e dei suoi compagni di classe. Ma che cosa le sfuggiva?  Qual’era il pezzo mancante? Cosa serviva ancora per completare il puzzle della sua vita? Merida trovava la forza nella sua passione più grande: la danza. Questa disciplina le faceva dimenticare le ansie, le paure e le insicurezze. Quando danzava riusciva a creare un mondo tutto suo nello spazio. Quella sensazione di leggerezza che avvertiva nel volteggiare, la riportava nel cuore e nell’anima. Amava leggere e viaggiare con papà Paolo e mamma Ilaria; proprio i viaggi rappresentavano per loro il modo più affascinante per conoscere il mondo. Poi, studiando a scuola usi e costumi degli altri popoli, Merida era stata particolarmente ammaliata dalla Turchia, luogo magico, ponte ideale tra Oriente e Occidente, storicamente brulicante di guerrieri, eroi epici, personaggi mitologici legati alle acque cristalline,  per secoli avevano ispirato e rapito le menti degli uomini, facendoli sognare e meditare sugli ideali di bellezza e perfezione. Aveva approfittato dei pomeriggi estivi per fare delle ricerche riguardo le usanze e i costumi del popolo turco. Aveva scoperto che i turchi per scacciare l’invidia altrui, usavano i “nazar”, degli amuleti vitrei a forma di occhio. Si era incuriosita leggendo racconti che narravano dell’accoglienza rivolta agli ospiti, offrendo una tazza di tè in un bicchiere a forma di tulipano. La sua innata propensione alla danza la spingeva ad interessarsi e cimentarsi nei tipici balli orientali. Cresceva in Merida sempre più il desiderio di approfondire la conoscenza di quel popolo, finché un giorno chiese ai suoi genitori di organizzare un viaggio in Turchia per trascorrere alcuni giorni estivi in quella terra che tanto l’affascinava. Ilaria e Paolo turbati dall’inspiegabile richiesta della figlia, iniziarono a trovare delle scuse, proponendo altre mete di vacanza. Loro,  infatti, le nascondevano qualcosa, anzi… ben più di qualcosa! Era una verità che avrebbe potuto turbare profondamente la vita di Merida… era stata adottata… e non lo sapeva! Così dopo più di un mese di insistenti richieste, la ragazza riuscì ad ottenere il viaggio in Turchia. Si sentiva la più fortunata del mondo, la sua gioia era contagiosa. Arrivati in Turchia, Merida rimase stregata dalla bellezza di quella terra, dove il cielo si confondeva con il mare, dove sembrava che dallo spumeggiare delle onde sorgessero i personaggi mitologici studiati sui libri di scuola, dove il sole che faceva capolino dalle rosate nuvole, l’avvolgeva con un magico tepore e la carezza della brezza marina faceva dileguare i suoi pensieri nell’immensità del mare. Non si era mai sentita così leggera e libera nella sua anima, sentiva un richiamo particolare provenire da quella terra, ma non capiva quale fosse il motivo. Un giorno, durante le sue vacanze turche, si addormentò in riva al mare e le venne in sogno una donna, le assomigliava molto.
Le disse: “Questa è la tua terra, non abbandonarla un’altra volta. Tu sei Nariman, la mia piccola eroina”.
Merida si svegliò di soprassalto e subito corse dei suoi genitori terrorizzata.
“Mamma c’è qualcosa che non mi hai mai detto? C’è qualcosa che non so su di me? Dimmi la verità! Ho sognato una donna che mi diceva che la Turchia è la mia vera terra d’origine, mi ha chiamata guerriera! Cosa significa questo sogno, chi era la donna?”
“No, Merida, ma cosa vai fantasticando, non lasciarti stregare fino a questo punto da questi luoghi!”.
“Mamma, dimmi ciò che non mi hai detto!”.
A quel punto Ilaria incrociò lo sguardo turbato di Paolo e mestamente disse alla figlia:
“Merida, c’è una cosa che non sai, ma non pensare che noi non abbiamo voluto rivelarti la verità; tu sei la nostra stella, la nostra amata bambina! Fammi spiegare! Noi ti abbiamo adottata… la tua mamma naturale era una ragazza madre turca; lei era fuggita dalla sua terra perché pensava che solo in Italia avrebbe potuto affrontare più facilmente il futuro e offrirti un avvenire più sereno, ma è morta dandoti alla luce. Io e Paolo siamo riusciti ad adottarti perché in quel periodo collaboravamo da volontari presso la casa famiglia in cui lei era stata ospitata. Ti abbiamo amata più di ogni altra cosa al mondo e ti abbiamo accudita come se fossi stata la nostra figlia naturale. Ti abbiamo chiamata Merida, che significa colei che ha raggiunto un posto d’onore”.
Ilaria scoppiò in lacrime e Merida, fortemente turbata dal racconto, l’abbracciò teneramente. La ragazza aveva scoperto la sua vera origine e nello stesso tempo aveva avuto la certezza dell’ immenso amore di Ilaria e Paolo verso di lei. L’iniziale confusione e lo smarrimento lasciavano il posto alla consapevolezza. Finalmente, era tutto chiaro. Quando tornò in Italia, al termine della vacanza, Merida non ebbe vergogna a raccontare a tutti la sua storia con grande entusiasmo; diventò per lei un punto di forza. Aveva così imparato a vedere la vita come un fiore dai variopinti colori e dai numerosissimi petali, che pur essendo apparentemente così diversi in forma e sfumature, appartenevano tutti allo stesso seme. Questa è la nostra umanità, anche se sembriamo tutti diversi per carattere e colore di pelle, siamo tutti petali dello stesso fiore.

 

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Elena Savino

Elena Savino

Ciao a tutti! Mi chiamo Elena Savino ho 16 anni e frequentato il liceo scientifico ad Altamura. Da sempre coltivo la mia passione per la scrittura, ma solo quest'anno ho compreso che scrivendo potevo esprimere in modo più completo i miei sentimenti, cosa che mi fa stare meglio. Amo recitare e suonare il piano e penso che la bellezza salverà il modo. Per me un bravo scrittore deve saper trascrivere i sentimenti e le emozioni su un foglio e saper rompere il muro di indifferenza tra la stampa e gli avvenimenti quotidiani. Spero, nel mio piccolo, di potervi trasmettere per mezzo dei miei articoli la mia definizione di scrittore. Elena Savino