Immagina una versione di Facebook in grado di riempire il tuo feed prima di avere fatto amicizia con una sola persona. Questo è TikTok.” Se qualcuno di noi si fosse chiesto il perché del nuovo profilo di Matteo Salvini sull’emergente piattaforma social TikTok, la risposta la può trovare nelle parole del giornalista del NYT, John Herrman. L’algoritmo di TikTok è infatti l’esatto opposto degli algoritmi di Facebook, Instagram o Twitter a cui siamo abituati. I social di origine americana organizzano le nostre bacheche dopo averci accuratamente studiati, dopo aver avuto accesso ai nostri dati e alle nostre ricerche su Google, e dopo essersi sincronizzati con Whatsapp. TikTok invece non si perde in formalità e inizia a formulare ipotesi non appena l’utente apre l’app, senza alcuna registrazione e prima di aver fornito del materiale su cui lavorare. In che modo questo può essere utile alla ‘bestia salviniana’?

 

TIKTOK NON FIDELIZZA
Nella maggior parte dei social network il primo passo per mostrare contenuti ad altre persone è quello di costruire un pubblico, o avere molti amici, o essere bello, o ricco, o creare contenuti ‘instagrammabili’.  L’applicazione che da pochi giorni ha fatto spazio all’ex Ministro dell’Interno, invece, incoraggia gli utenti a saltare di pubblico in pubblico, di tendenza in tendenza, creando qualcosa di simile a gruppi di amici temporanei. E lo fa in maniera diretta: la navigazione avviene scorrendo su e giù nella bacheca, e non toccando o scorrendo da un lato all’altro. Questo rende i contenuti molto più immediati, oltre che virali. I video hanno le finalità più disparate: condividere un ballo o una canzone, dar vita ad una challange, riprodurre dialoghi di film, fare battute, mettere in piedi scene divertenti. Il pool di contenuti è enorme e la stimolazione è costante. C’è l’inconfondibile percezione di star usando qualcosa che si sta espandendo in mille direzioni. TikTok non punta a coinvolgere, né a fidelizzare; intrattiene i suoi utenti fornendo loro non contenuti ad hoc, bensì contenuti random al fine di vedere come gli stessi utenti reagiscono. Il punto di forza di questo nuovo social è ciò che al tempo stesso spaventa i non appartenenti alla generazione Z: l’essere inondati. Può essere difficile da guardare. Può essere affascinante. Può essere divertente. Il risultato è un infinito senso di smarrimento. La sensazione è quella di essere sotto ad un diluvio.

 

SALVINI UOMO DEL POPOLO
Ma allora cosa ha spinto i social media managers della Lega ad avvicinarsi a questo social? L’intento è quello di dar vita ad una narrazione che abbatta le barriere e faccia di Salvini ‘l’uomo del popolo’. E questo obiettivo riesce molto bene allo staff dell’ex Ministro degli Interni. Tutti ricorderemo il tanto ambito – per modo di dire – ‘Vinci Salvini’: il contest che premiava i followers più veloci con vari premi tra cui una chiacchierata con Salvini, un caffè con Salvini o una foto… indovinate un po’? Con Salvini! Il continuo bisogno da parte dell’elettorato di avere a che fare con un uomo comune fa della nostra società una società ‘disintermediata’, priva di mediazione. Si è passati ben presto dalle sedute in Parlamento, dagli incontri con le associazioni di categoria, dai confronti con le parti sociali ai comizi plebiscitari nelle piazze e ai voti sul web; come se i primi fossero superflui e i secondi la vera fonte della legittimità democratica. La disintermediazione si pone dunque – attraverso il linguaggio populista – in una posizione diametralmente opposta rispetto alla democrazia liberale, per come l’abbiamo conosciuta noi. Che fare? “Semplice.” Afferma il politologo Ilvo Diamanti in un’intervista a L’Espresso: “Dimostrare le buone ragioni della rappresentanza. Il populismo si nutre della solitudine, dello stare sempre attaccati ai dispostivi digitali che ci isolano gli uni dagli altri”. A differenza di Instagram, dove ogni dettaglio deve essere collocato ad arte ai fini del consenso, TikTok  sveste i propri utenti di ogni sovrastruttura, invitandoli a ballare, fare smorfie a suon di musica o – nel caso specifico –  sentirsi parte di un unicum. Perché l’idea di popolo pone sotto un unico cappello una pluralità di soggetti, ma allo stesso tempo pone ombra sull’identità di ciascuno.

 

A CHI SI RIVOLGE SALVINI?
La strategia comunicativa non sarebbe il solo vantaggio che – in termini di consenso – trarrebbe il leader della Lega. Come segnalato dall’inchiesta di Report di fine ottobre, il target di riferimento dei post di Salvini durante la campagna elettorale europea è stata anche la fascia dei minorenni. La Lega dunque intende allargare la platea del suo consenso e raggiungere in particolar modo i giovani, obiettivo in parte già conseguito alle Europee con un aumento dell’11% dei voti provenienti dagli under 30 recatisi alle urne lo scorso maggio.

In particolare, dal noto programma di inchieste emerge che la sponsorizzazione dei post di Matteo Salvini si rivolge per il 20% (13% al pubblico maschile e 7% al pubblico femminile) alla fascia d’età compresa tra i 13 e i 17 anni. Un meticoloso lavoro di propaganda, che ha inizio sin dai primi anni delle scuole medie. In questo modo non punterebbe al risultato elettorale nell’immediato, quanto piuttosto a lungo termine. E TikTok risponde bene all’obiettivo: secondo Sensor Tower, i teenager rappresentano il 21% degli iscritti, seguiti dai ragazzi di vent’anni che sono il 14% del totale. Uno scenario tutto sommato prevedibile, ma non del tutto privo di sorprese: i quarantenni rappresentano pur sempre una fetta interessante degli iscritti con un importante 10%, maggiore del numero di utenti sui 30 e 50 anni o più.

 

L’ALGORITMO CHE DECIDE PER TE… MA NON COME CREDI

“L’algoritmo di TikTok ci dà qualsiasi cosa ci piaccia, e noi in cambio diamo all’algoritmo qualsiasi cosa piaccia a lui. Mentre il cerchio si restringe, diventiamo sempre meno abili a separare i gusti dell’algoritmo dai nostri.” ¹ E Salvini questo lo ha già capito.

Note:
¹ Joe Tolentino, New Yorker

 

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