Il 25 novembre due ragazze del liceo Cagnazzi hanno partecipato ad una mostra contro la violenza sulle donne presso il centro Antiviolenza LiberaMente, ma hanno subito una censura.

Il loro progetto Ecce Mulier consisteva in una locandina che comprendeva un monologo e l’immagine stilizzata di una donna nuda e crocifissa. I docenti, però, hanno ritenuto la grafica “troppo forte” e hanno chiesto di modificarla. Loro sono Anna Schiavino e Alessia Incampo, e la storia di questo progetto artistico pone una questione importante: che rapporto abbiamo con la nudità oggi, in Italia e al Sud? Ho chiesto ad Anna e ad Alessia di raccontarmi la loro protesta alla censura e più in generale il modo in cui vivono il giudizio e la pressione sociale sul loro corpo e sulle loro scelte.
 
Per cominciare, come è stata giustificata la censura? Perché la grafica era “troppo forte”?
Anna e Alessia: E’ una domanda che abbiamo fatto anche noi ai docenti.  Abbiamo fatto notare che anche le statue greche sono nude, ma ci è stato detto: “In questo caso è differente”. L’unica differenza che siamo riuscite a notare è che la vagina che noi abbiamo rappresentato non era depilata. La cosa ci ha colpito perché avevamo progettato tutto con molta naturalezza. Ecce Mulier rimanda ad Ecce homo, che sono le parole con cui Pilato presenta Gesù alla folla dopo averlo crocifisso: l’unico obiettivo del progetto era rimettere al centro le donne vittime di violenza che vengono dimenticate.
 
Come avete reagito alla richiesta di modificare l’immagine?
Anna e Alessia: Abbiamo modificato la grafica, ma durante la mostra abbiamo spiegato che l’immagine era frutto di una censura e abbiamo portato anche l’originale. Dopo l’incontro una signora si è avvicinata per fotografare la locandina ufficiale, e quando le abbiamo chiesto “Perché non fotografa anche l’originale?” ha risposto: “Questa è più presentabile”. Il docente che ci ha chiesto di modificare l’immagine non è un bigotto: era solo preoccupato della reazione di molti nel nostro contesto sociale, e aveva ragione, sono in tanti a pensarla così. Questo ci ha fatto arrabbiare.
 
Come avete portato avanti la vostra protesta?
Anna e Alessia: Ci siamo rivolte a Clara, la titolare della Libreria Nuova Macelleria Patella. Le abbiamo detto: “Facciamo delle maglie”? E lei, che è più pazza di noi, ha rivisitato la grafica basandosi sul modello originale. Pensavamo di dare le maglie alla nostra classe, che ci ha dimostrato da subito molto sostegno;  poi ci siamo accorte che c’era sempre più interesse intorno al progetto. A quel punto abbiamo proposto a Clara di organizzare un evento in libreria e lei ha accettato:  l’11 dicembre alle 19 presenteremo il nostro progetto e racconteremo la nostra protesta. Le siamo molto grate.

Che riscontro sta continuando ad avere Ecce Mulier?
Anna e Alessia: Al momento siamo a cinquanta maglie vendute, di cui una a Milano, una a Torino e una in Russia. Il professore che ci ha chiesto di modificare la locandina ha anche ordinato una maglia per sua moglie, e questo ci fa pensare che siamo riuscite a far capire il senso del nostro lavoro: vogliamo combattere l’idea secondo cui negando la sessualità femminile si evita la violenza. Siamo contente di sentire che intorno a noi c’è supporto e non vogliamo sentirci sole in questa lotta.

Come vi sembra che venga percepito il corpo nel contesto in cui vivete?
Anna: oggi stavo scorrendo la home di Instagram, e ho visto il post di una ragazza che invitava a coprire le tette e ad usare il cervello.  Mi sto rendendo conto che dò per scontate cose che non lo sono: indossare un pantaloncino mi sembra normale, ma appena esco dalla mia bolla le mie sicurezze crollano.
Alessia: il punto è che, da Platone in poi, il corpo è stato qualcosa in cui vivi ma che devi ignorare. Invece il corpo è importante, noi siamo corpo. Lottiamo con il corpo, resistiamo con il corpo, e non possiamo ridurlo ad uno standard. Dire che il pube è scandaloso, significa negare una cosa che ci identifica. Quello che ci hanno fatto fare è nascondere, ma quello che è nascosto non è assente.

Com’è la vostra relazione con i ragazzi? I vostri amici hanno apprezzato questo progetto?
Alessia: abbiamo avuto molto appoggio dai ragazzi della nostra classe. In generale io mi sento molto supportata dai miei amici nell’essere me stessa e nel fare quello che sento.
Anna: la mia esperienza  è diversa, è sempre stato difficile far capire ai miei amici i motivi per cui sono femminista e il motivo in cui questo influisce sulle mie scelte, sul modo in cui mi vesto e mi comporto. Se poi vado oltre la cerchia dei miei amici, sento molto il peso della violenza maschile, che non è necessariamente fisica.

Come si manifesta questa violenza?
Anna: L’altro giorno indossavo una gonna aderente e sono passate più macchine guidate da uomini che mi fischiavano, uno di loro ha commentato il mio aspetto gridando dal finestrino. In un primo momento mi sono sentita spaventata. Avevo i tacchi, mi sentivo instabile. Una volta tornata a casa ho sentito il forse desiderio di proseguire con questa protesta. Ho scritto a un mio amico e gli ho detto: “Menomale che oggi ho messo questa gonna, perché mi ha dato la conferma che quello che sto facendo è utile, perché troppe volte le donne si ritrovano a sentirsi sbagliate”.

Vi sentite supportate dalle ragazze della vostra età e dalle altre donne per quanto riguarda Ecce Mulier, ma anche nella vita quotidiana?
Anna e Alessia: Forse ci aspettavamo un maggiore supporto dalle ragazze della nostra scuola. Sarebbe bello sentirci tutte più supportate perché il peso del giudizio della società sul nostro corpo è un’esperienza comune a tutte. Dire che dovremmo tutte accettarci per quello che siamo non è sufficiente se ci sentiamo giudicate per come ci vestiamo, per come ci trucchiamo, se alla prima manifestazione quello che ci viene chiesto di coprire è la femminilità di per sé.

Le vostre famiglie come si sono espresse?
Anna: non ci sentiamo particolarmente supportate. Credo che i miei ritengano questo il mio ennesimo atto di trasgressione adolescenziale. Sono al corrente di tutto e sostanzialmente indifferenti.
Alessia: mia madre era d’accordo con le ragioni della censura, mi ha detto che non mi ha saputo “insegnare la pudicizia”. Ma quando ho fatto vedere la grafica a mia nonna lei ha detto:  “Io non ho studiato, però mi piacciono le cose belle. Secondo me non devi coprire niente”.

Pensate di portare avanti questo progetto?
Anna e Alessia: Sì, abbiamo in mente un progetto fotografico sulla diversità dei corpi e delle identità, che ci piacerebbe realizzare con la nostra classe. E poi vorremmo riunirci periodicamente con ragazzi della nostra età, perché sentiamo il bisogno di avere uno spazio in cui coltivare i nostri interessi e rivendicare le nostre esigenze. Siamo una generazione vittima di molti luoghi comuni che ci vogliono dipendenti dalle nuove tecnologie e alienati dalla società, forse questo progetto può dimostrare che non è proprio così. Esistiamo, siamo corpo e vogliamo esprimerci.

 

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