“Molte donne si chiedono: metter al mondo un figlio, perché? Perché abbia fame, perché abbia freddo, perché venga tradito ed offeso, perché muoia ammazzato alla guerra o da una malattia?”

Oriana Fallaci in ‘Lettera a un bambino mai nato’ si domanda, con questa citazione, quanto e se sia ancora importante essere madre, quanto sia rilevante condividere la propria vita con un figlio, quanto sia magico il rapporto che si viene a creare per ben nove mesi tra una donna e la vita che porta in grembo.

La relazione che nasce tra madre e figlio è sempre più dibattuta al giorno d’oggi poiché è facile ricorrere a solite retoriche già esistenti. Si può esordire dicendo che essa è la prima relazione che ogni individuo ha. È la fase che lo psicologo Bowlby, padre di questa teoria, ha definito con il termine ‘attaccamento’. Esso è un legame emotivo ed affettivo che nasce  fin dal primo istante di concepimento e che resta fondamentale per tutta la vita. Non c’è figlio senza madre così come non c’è vita senza nascita.

Oltre al primo attaccamento che ogni individuo ha con la propria madre, nell’infanzia il bambino crea un secondo attaccamento con il nucleo famigliare: papà, nonni, fratelli, sorelle e così via. Negli ultimi anni, però, si sta assistendo ad un nuovo attaccamento secondario molto insolito caratterizzato dalla realtà televisiva o digitale. I social media forniscono ai bambini e agli adolescenti nuovi criteri o stereotipi che loro prendono come riferimento facendoli diventare punti focali nella loro vita.

Per un bambino è molto facile imitare ciò che vede in tv, prendere come riferimento un promoter o un influencer su Instagram o Facebook. Per un adolescente è interessante avere tanti like sui social così da aspirare a qualcuno di importante. Di qui, infatti, nascono le immagini che vediamo ultimamente in giro: fanciulli di pochi anni, in pizzeria, davanti al cellulare; bambini che sanno già accedere ai social; pre-adolescenti che hanno già un account Facebook o Intagram.

In questo modo, ognuno di loro crea e plasma una nuova madre che, fortunatamente, per ora, non ha ancora sostituito del tutto quella primaria. Si è data più importanza al social, che alla famiglia perché ormai si dà fondamentale rilevanza alla rete e a tutto ciò che essa può dare. Perché forse è molto più facile avere una ‘madre digitale’ che ci dona qualsiasi cosa a portata di click piuttosto che confrontarsi con una ‘madre affettiva’ che impone limiti e regole.

Ma alla fine ciò che resta sono i sentimenti reali, perché possiamo dipendere da un social, possiamo inventarci una personalità digitale, ma sicuramente siamo certi che davanti ad un blackout, la vera madre è colei che ti segue da lontano nella crescita, che ti viene a rimboccare le coperte e che, nonostante tutto, sa augurarti il meglio.

 

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