I ragazzi di oggi non si interessano di giornate così importanti, hanno detto. Non è affatto così! La nuova generazione, che effettivamente è più lontana dalla disumana e cruda realtà della Shoah, è completamente capace di meditare ed esprimere pensieri autonomi e profondi, contrariamente a ciò che si pensi. In questi momenti emergono: ideali, valori, pensieri, gesti di sensibilità e rispetto nei confronti di persone che, a causa della follia di uomini, sono diventate prede dell’uomo stesso. In memoria di questo giorno, per non dimenticare, mostriamo attraverso una poesia l’altra faccia della generazione, che pur essendo lontana temporalmente dai fatti accaduti, è in realtà vicinissima.

Sono Aron, Adam, Sara, Ariela, Dan, Deborah, David,

sono un uomo, una donna,

un ragazzo, una bambina dalle scarpette rosse.

Sono come te, solo che da oggi sono un numero.

Avevo dei sogni anche io,

volevo diventare un musicista,

un insegnante, un medico, una ballerina

ma a causa della crudeltà, della fallace idea di superiorità, della follia di un uomo

non so più se lo diventerò.

I miei capelli, lunghissimi che scendevano sulle spalle, sono stati recisi;

la mia collanina, unico regalo che avevo di mia madre, mi è stata strappata dal collo;

ho dovuto lasciare i miei vestiti e assieme ad essi la mia dignità.

Sono stato deportato

e vivo ogni giorno nella paura, nell’angoscia

e non vedo l’ora che tutto ciò finisca.

Non possiamo uscire dal campo,

lavoriamo tutto il giorno,

siamo cinti da fili di ferro

e l’unica cosa che desidero ritrovare è la Libertà.

Oggi ho visto una farfalla,

com’era bella, lei, così leggiadra, pura, era buona.

Ho pensato alla mia città, alla mia casa,

alla mia famiglia… mi è così lontana

e ho gridato Libertà, Libertà, vieni da me,

portami via, il freddo qua si fa sentire,

portami via, non voglio più aspettare,

ma ho paura, ho paura di morire,

portami via ho gridato!

Una lacrima ha rigato il mio volto

e alla fine mi hanno ammazzato.

Il mio sangue colava sulla neve gelida,

ma anche se stavo soffrendo,

ho sorriso, ho sorriso dopo tanto tempo

e per l’ultima volta ho sussurrato Libertà!

Che bella parola ho pensato,

adesso, finalmente, l’ho ritrovata e spero di non perderla più!

Elena Savino

Elena Savino

Elena Savino

Ciao a tutti! Mi chiamo Elena Savino ho 16 anni e frequentato il liceo scientifico ad Altamura. Da sempre coltivo la mia passione per la scrittura, ma solo quest'anno ho compreso che scrivendo potevo esprimere in modo più completo i miei sentimenti, cosa che mi fa stare meglio. Amo recitare e suonare il piano e penso che la bellezza salverà il modo. Per me un bravo scrittore deve saper trascrivere i sentimenti e le emozioni su un foglio e saper rompere il muro di indifferenza tra la stampa e gli avvenimenti quotidiani. Spero, nel mio piccolo, di potervi trasmettere per mezzo dei miei articoli la mia definizione di scrittore. Elena Savino