‘Che non lo possiamo sopportare questo silenzio innaturale

A voler riprendere le parole della canzone vincitrice della 60esima edizione Festival della musica italiana, ‘non possiamo sopportare questo silenzio innaturale’ da parte delle istituzioni italiane attorno all’arresto di Patrick George Zaky,.studente dell’Università di Bologna e originario del Cairo, incarcerato lo scorso 7 febbraio. ‘Il rischio che a avvenga ciò che è accaduto con Giulio Regeni è altissimo’ afferma Amnesty International – organizzazione.non governativa da sempre a protezione dei diritti umani nel mondo –, che stigmatizza l’operato delle autorità egiziane. Dover fare rumore per salvare, dai soprusi del regime, la vita di qualcuno è una fotografa pregnante della pessima condizione dei diritti umani in Egitto.

Villa Ada, Roma; Artist: Laika

Il mandato di arresto e l’accusa

Il ricercatore 27enne Patrick Zaky è finito nel mirino delle autorità egiziane già nello scorso marzo, prima ancora del suo arrivo in Italia. Tra i numerosi capi d’accusa – per cui rischia l’ergastolo – si leggono quelli di rovesciamento del regime e incitazione alla protesta contro il Capo di Stato Abdel Fattah al-Sisi:.entrambi riconducibili alle attività di attivismo di Zaky a difesa dei diritti umani in Egitto. E non solo: si fa sempre più strada la teoria secondo cui assume rilievo anche l’iscrizione dello studente egiziano al master internazionale.in Studi di Genere all’Università di Bologna e la relativa tesi sul tema dell’omosessualità. Queste le motivazioni che hanno portato lo scorso sabato 24 febbraio, il tribunale del Cairo al rinnovo della carcerazione.preventiva del ragazzo: un noto strumento di intimidazione nei confronti di personaggi considerati ‘scomodi’. Secondo il rapporto fornito da Amnesty, lo stesso Zaky sarebbe stato interrogato, picchiato e torturato ininterrottamente.per 17 ore all’interno una struttura della NSA non resa nota, a Mansoura. Le autorità egiziane tuttavia non sono nuove agli episodi di repressione nei confronti di chiunque esprima una qualche forma di dissenso, sia essa reale, presunta o potenziale: secondo l’Universal periodic review cui l’Egitto è stato sottoposto lo scorso novembre, il Consiglio Onu dei diritti umani si dichiara profondamente preoccupato per l’alto numero di casi forzati o involontari di scomparsa, arresto, detenzione e rapimento, molestie, maltrattamenti e intimidazioni nei confronti di attivisti politici e manifestanti i cui comportamenti e dichiarazioni sono ritenuti ingiuriosi nei confronti del Presidente.

 

L’intervento europeo

‘Chiedo che Patrick Zacky venga immediatamente rilasciato. Voglio ricordare alle autorità egiziane che la Ue condiziona i suoi rapporti con i paesi terzi al rispetto dei diritti umani e civili’, ha affermato il Presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli. Il riferimento è senza dubbio al Trattato di Lisbona, secondo cui i valori fondamentali di democrazia e tutela dei diritti umani devono essere al centro di ogni azione dell’Unione. Nonostante ciò i rapporti economici però non sono stati messi in discussione: sembrerebbe infatti che Italia ed Egitto abbiano in ballo un contratto da 9 miliardi di dollari sulla fornitura di fregate Fremm, due date per sicure e altre quattro da confermare. A nulla dunque sembra essere valsa la clausola contenuta all’interno della Risoluzione del 17 dicembre 2015 secondo cui ai fini degli accordi commerciali tra l’UE e i Paesi terzi è elemento essenziale dei contratti il rispetto dei diritti umani. Nei casi di mancato rispetto sono previste varie misure, come per esempio la riduzione o la sospensione della cooperazione. Nella politica europea di vicinato vige infatti il principio di ‘more for more’, ovvero più integrazione e maggiori finanziamenti in cambio di più riforme. Seppur le possibilità di intervento tanto europeo quanto italiano non manchino, le non-scelte diventano scelte in grado di veicolare messaggi di via libera al Cairo. E mentre le nostre istituzioni si nascondono dietro una foglia di fico, Patrick Zaky resta in carcere.

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