Senza un minimo di lungimiranza e di cura per i problemi della collettività, collassa – oltre al nostro sistema sanitario – anche la fiducia nella politica e nelle istituzioni. La diffusione – nella notte tra il 7 e l’8 marzo – della bozza del Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che istituiva la ‘zona rossa’ in Lombardia ha infatti generato un’onda emotiva di paura e preoccupazione, causando l’assalto ai treni della stazione di Porta Garibaldi a Milano diretti verso Sud. Sorge dunque spontanea una domanda: quanta libertà noi cittadini italiani siamo pronti a sacrificare per riceverne in cambio – forse – più sicurezza? E quanto a lungo può sopravvivere la democrazia se le attività dei governi non sono soggette a limiti e a controlli?

Episodi come questo dimostrano che nel momento in cui vengono – in nome di legittime esigenze di tutela della sicurezza collettiva – messi in discussione le libertà, i diritti e le garanzie che costituiscono i pilastri fondamentali di uno Stato liberaldemocratico, la nostra società si sente in pericolo. Il persistente sentimento di paura, che l’imponderabilità che la paura dell’isolamento determina, ha fatto sì che i cittadini percepissero come abusivi e insostenibili tutta una serie di limitazioni di diritti fondamentali. Il timore dell’incapacità di saper gestire una quarantena lontano da casa e senza possibilità di spostamento ha generato una corsa verso casa in barba a tutte le raccomandazioni sanitarie dell’Oms. Emerge così il paradosso del concetto di sicurezza: condizione fondamentale per la libertà, ma al contempo interesse in nome del quale è possibile sacrificare la libertà stessa. Come insegna Machiavelli nei suoi Discorsi (II, 25), il bisogno di ordine e di sicurezza ha sempre rappresentato il principale pretesto di costituzione delle dittature: il regime fascista infatti è sorto – tra i vari motivi anche –  in risposta ad una condizione di estremo disordine emerso a fronte del periodo post-bellico. La sicurezza quindi può anche essere terreno fecondo per la dittatura.

Secondo il filosofo inglese Hobbes, il fine dell’obbedienza dei sudditi al sovrano è infatti la protezione. Proprio questo innato bisogno di sicurezza spinge i singoli ad affidarsi al monopolio del sovrano, il quale ha il compito di salvaguardarli. Il patto sociale fondato sullo scambio – disuguale – tra libertà e sicurezza si giustifica come esigenza di autoconservazione e unica via d’uscita dallo stato di natura, in cui la sopravvivenza degli individui è costantemente messa in pericolo dalla situazione di bellum omnium contra omnes (Leviatano). Le rivoluzioni liberali hanno poi trasformato il concetto di sicurezza, agganciandolo ai compiti dello Stato di riconoscimento e salvaguardia delle libertà del singolo da qualsiasi interferenza, provenga essa dagli altri cittadini o dai pubblici poteri. Si sviluppa dunque il concetto di ‘libertà negativa’ ovvero ‘quell’area entro la quale una persona è o dovrebbe essere lasciata fare o essere ciò che è in grado di fare o essere senza interferenze da parte di altre persone’ (Salvatore Veca; La libertà). La definizione di libertà implica infatti che ciascuno possa scegliere e agire in assenza di ostacoli e vincoli: nel momento in cui siamo liberi da ostacoli e vincoli siamo liberi negativamente; quando invece siamo liberi di interferire o vincolare allora siamo positivamente liberi.

Seppur tardiva rispetto agli altri Stati moderni, la nostra Carta Costituzionale irrompe con grande novità nello scenario europeo. Risentendo infatti delle intemperie dovute alle grandi guerre, contiene al suo interno un vero e proprio rovesciamento della dittatura fascista che la portano ad essere esempio di uno straordinario esercizio di bilanciamento di diritti che ha sancito  la libertà come regola e la sicurezza come eccezione. Eppure proprio in questo clima di apparente equilibrio, in Occidente ha trovato terreno fertile quella che gli studiosi definiscono la ‘politica della paura’. Come ha scritto Zygmunt Bauman, sociologo contemporaneo tra i più acuti, in Paura liquida: ‘Se un tempo la paura aveva un nome preciso, nel mondo contemporaneo essa si scatena da cause apparentemente serie, ma di fatto è una forma di continua insicurezza, di vulnerabilità, di sensazione di essere perennemente esposti a pericoli che possono arrivare da qualunque parte, senza più difese.’

La conoscenza però viene in soccorso alla paura e ne costituisce un ottimo antidoto. Sapere infatti che determinati comportamenti possono essere efficaci nella prevenzione non fa venir meno la paura, ma è utile a riportarla nel campo delle emozioni controllabili. In quest’ottica le istruzioni su come evitare il contagio da Covid-19 diffuse dall’Oms rappresentano una base razionale e funzionale, su cui far edificare la nostra ragionevolezza. E mentre lo spazio pubblico si contrae a causa dell’allargamento delle zone a rischio, dilagano saccenza e complottismo. Dalle misure restrittive a quelle concessive, dalla dissipazione del buon senso civico ai possibili arcana imperii e ai disegni americani di distruzione del genere umano, diverse sono state le critiche che hanno variamente investito l’an e il quomodo delle strategie governative. Molte di più quelle che verranno, alla luce dell’annuncio fatto pochi minuti fa del Premier Conte circa l’estensione a tutta la penisola delle misure originariamente predisposte per la Lombardia e altre 14 province in vigore già dalla giornata di domani.

Contrariamente a quanto sperato, la nostra vita dunque è diventata una continua lotta, volta ad evitare l’impatto invalidante della paura, contro i pericoli veri o presunti che viviamo. Il bisogno di sicurezza determina però al contempo la necessità di un potere forte – che ha spesso assunto il carattere e la forma di una forza populistico-plebiscitaria – presentatosi come garante della sicurezza. È in circostanze come questa che i cittadini diventano sudditi delle loro stesse paure.

Giorni difficili come questi servano dunque a ricordarci del grande dono della libertà che abbiamo ereditato – senza onori e senza gloria – dai nostri predecessori, e a farne tesoro per quei momenti in cui chiederemo a al nostro prossimo di privarsi della sua libertà in favore della nostra.

Cosa sia la libertà lo sa chiunque abbia vissuto nell’illibertà
Jean Améry

Liberi dalla paura
Liberi di #restareacasa

 

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