“Restate a casa!” è il monito che ci si sente ripetere più spesso in questi giorni: un’affermazione semplice che sembra però sconvolgere il mondo intero.Ci viene infatti richiesta una cosa a cui non siamo più abituati: ritagliarci spazi e tempi solo per noi, facendo della noia un’occasione di creatività.

Forse però è proprio questo l’unico aspetto positivo dell’emergenza Coronavirus ormai nota a tutti: è un invito a fermarci e soffermarci sulla bellezza silenziosa di tutto quello che troppo spesso diamo per scontato.

La sfida è appunto il riscoprirsi nel riscoprire, perché infondo non esiste spazio più inesplorato della nostra stessa psiche.

Tempo per tutto sì, ma per la scuola?

Tra chi la osanna e chi la condanna,la didattica a distanza è uno degli argomenti più chiacchierati di questi giorni e non mancano i commenti di chi la scuola la fa ogni giorno.

Alessandro d’Avenia nel suo ultimo articolo per la rubrica del Corriere “Ultimo Banco” scrive: “Faremo scuola come possiamo, anzi meglio, perché l’insegnamento a distanza aiuta a ripensare metodi e contenuti; faremo crescere i ragazzi non nonostante, ma grazie a questa situazione, facendoli sentire protetti, ancorati alla vita e sfidati…Dedicarci a chi abbiamo in casa e, come possiamo, agli altri, ci farà riscoprire i loro bisogni e le nostre priorità”.

Controbatte Giancarlo Visitilli che su Facebook afferma: “ Insegnare e distanza sono un ossimoro!… Come fai a insegnare, se non ti danno i brividi quei trentadue che hai di fronte: trascorrono più tempo con te che con i loro genitori (perché loro lavorano, vanno in piscina, hanno palestra e hanno gli amanti…) e anche tu vivi più tempo con loro che con chi dovresti amare?Come fai a insegnare, e dire le bugie a chi ogni mattina, anche se ti riconosce come uno stronzo di prof, pende dalle tue labbra?”

Può sembrar strano però anche gli studenti stessi, sovraccaricati di compiti online o sdraiati sul divano, stanno rivalutando un’attività di cui troppo spesso non comprendono il valore.

Perché fare scuola infondo è azione e partecipazione, è dividere il peso dei libri condividendo quello dei sogni.

Sempre sulla bacheca di Visitilli si legge infatti il commento dei suoi alunni: “Quanto ci mancate, prof! Son giorni che non rido, che non mi addormento di gusto, come sul banco. Giorni che non c’è nessuno a dirmi nient’altro che esiste un male e l’impossibilità di stare insieme.

Vabbè, assegnateci tutto quanto vorrete, se non riusciremo a copiare, vuol dire che eravamo distratti da altro. Per giunta ci hanno detto di fare attenzione anche alle fidanzate e ai fidanzati: ‘sto virus si mischia anche con le mani. Mai ce le siamo lavati come in questi giorni, tant’è che da sotto il primo strato di pelle son venuti fuori gli appunti che abbiamo copiato a settembre, durante le prove di ingresso. Dobbiamo smettere, altrimenti arriviamo fino allo strato con tutte le parolacce che avevamo appuntato per le prove Invalsi dello scorso anno!

Ehi, prof, se non ci dovessimo vedere più, volevo dirvi che, comunque, n’è valsa la pena: …chi l’avrebbe detto che la scuola ci doveva mancare così!? Cinque, sei ore così so’ pesanti: meglio stare a scuola, a fare finta di sentirvi. Perché sapete cosa accade? Che anche quando pensiamo di non starvi a sentire, poi, quando non vi avvertiamo accanto, davvero mancate …!”

Non tutti i mali vengono per nuocere

Speranza,bellezza,mancanza,fiducia sono parole che raramente pronunciamo,ma che in questi giorni abbiamo sotto gli occhi continuamente.

Allora la domanda sorge spontanea:avevamo bisogno di un virus per ricordarci di tutto questo?

Nel dubbio sappiamo che il Coronavirus qualcosa di positivo l’ha fatto,perchè alla fine,come cantava il grande Fabrizio de Andrè  :” Dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fior”.