Questa lettera è dedicata a tutte le italiane e gli italiani che da sempre si impegnano nel loro lavoro. Il testo è scritto in prima persona affinché ogni lettore possa sentirsi preso per mano, per amore.

15/03/2020

A mia Madre

E’ una delle tue tante figlie che ti scrive. Non avrei mai pensato di assistere al propagarsi di un’epidemia, che ti assale fino al cuore e dilania la tua anima, ancor più in quest’epoca all’avanguardia che sembra pronta a tutto, quando invece è stata colta impreparata. Non preoccuparti, non voglio affliggerti.

Voglio invece parlarti come farebbe una bambina con la sua mamma, voglio prenderti per mano e percorrere assieme a te frammenti di storia per ricordare la bellezza che ti caratterizza. Voglio farti sentire quanto ti amo, voglio darti un po’ di forza perchè so che tutti assieme riusciremo a superare questo doloroso momento che diventerà solo un brutto ricordo.

Sin da piccola mi hanno insegnato a mettere la mano sul cuore quando udivo le note dell’Inno Nazionale, perciò oggi ti chiedo:

se sei pronta, dammi la mano,  viaggiamo assieme…

Stringimi forte, non voglio perderti.

Con il passare del tempo, ti ho sentita sempre più vicina, ti ho sentita nell’amore del tuo mare che bagna le tue coste, ti ho sentita nell’amore del sibilo dei tuoi venti che muovono i fili d’erba sottile e i campi di grano, ti ho sentita in estate quando il caldo amore del Sole brucia la pelle dal sapore di sale, ti ho sentita nello stormire delle fronde, ti ho sentita nell’amoroso bisbiglìo che si ode tra le vette delle tue montagne, che hanno assistito a battaglie, guerre e si sono tinte di rosso con il sangue dei tuoi figli e di bianco con le nevi dei tuoi gelidi inverni. Ti ho sentita nelle piazze di tutte le città che ho visitato e ti ho ammirata in tutte le tue forme.

Sono infinitamente grata di essere una delle tue figlie, ciò mi rende molto fortunata; spero un giorno di poterti offrire dei frutti, da buona cittadina, e spero di avere sempre la possibilità di continuare a vivere con te.

Sei la Nazione in cui tutti vorrebbero nascere, sei piccola ma così grande, sei la culla dell’arte, della cultura e della civiltà, sei la prima terra dove generazioni e varie etnie si sono incontrate e si sono unite assieme con amore, creando un’immensa biodiversità.

Nasci dall’eroe, figlio della Dea Venere, Enea, il cui figlio Ascanio fondò Alba Longa e i suoi successori diedero origine alla dinastia imperiale.

In seguito una lupa, per amore, allattò due gemelli, Romolo e Remo, figli della Rea Silvia, che nel 753 a.C. fondarono la capitale più bella del mondo: Roma.

La Gens Iulia, dalle nobilissime origini, al pari di quelle greche, sarà la stirpe che farà sorgere l’unico Impero più esteso del mondo per più di mille anni.

Con amore hai dato i natali a numerosissimi artisti, pittori, musicisti, architetti menti illuminate, che ti hanno resa un’isola felice, che hanno cinto la tua chioma con corone d’alloro e che spesso, a causa del fato, sono diventati esuli senza terra, ma non hanno mai perso la speranza di tornare da te per rivederti, perché erano folli, innamorati e fieri di aver avuto come culla la Terra immersa nel mare e di essere stati ispirati dalla tua irradiante bellezza.

E ancora per amore, a te sono stati donati da questi tuoi figli, poesie, canti, odi, poemi, quadri, sculture e monumenti che ti hanno resa immortale.

La tua lingua nasce in Sicilia, e come nasce?

Nasce per amore, e per amore Dante la perfezionò “sciacquando i panni in Arno” e passeggiando sul Ponte Vecchio incontrò una meravigliosa fanciulla che lo ispirò, sempre per amore, così scrisse una delle opere più importanti al mondo: la “Divina Commedia”.

Ancora per amore, Petrarca cantò di te con l’immensa delicatezza, elevò l’indipendenza intellettuale a livelli superiori della bramosia di potere dei signori del tempo, sperando che capissero la tua voglia di pace.

Sempre per amore, nelle corti italiane nacque il Rinascimento, con l’intenzione di rinnovarti e ridarti nuovo splendore, come già era avvenuto nell’Antica Roma. E poi il Barocco, successivo al Manierismo, epoca desiderosa di libertà, di cultura, di assenza di regole, di commozione, di grandissimo coinvolgimento emotivo. E per amore poi nacque il Neoclassicismo, con il desiderio di riportare in vita i monumenti antichi.

Che dire… sei nata per e con amore, e sono stati i geni imperfetti e gli innamorati ad averti resa grandiosamente Italia.

Madre mia, non sai quanto sia triste vedere le tue piazze prive di gente e di turisti, quanto sia triste non poter prendere nessuno per mano; noi che da quando proclamammo l’unità e ci unimmo sotto il nostro Tricolore, ci chiamammo fratelli, e lo abbiamo cantato nel nostro Inno; un Inno al coraggio, all’amore, alla gioia, alla libertà. Da sempre ci teniamo uniti l’uno con l’altro, anche con una semplice stretta di mano; adesso, costretti a dividerci, comprendiamo ancor più l’importanza della coesione, spalanchiamo le finestre e cantiamo assieme l’Inno Nazionale; perché la musica unisce le menti e i cuori, rompe le barriere e fa svanire i sentimenti di paura e terrore.

Cara Madre Italia, “l’antiquo valore ne gli italici cor’non è anchor morto”, perciò come ti facesti cullare dagli antichi figli, che guardarono la tua terra con amore, appresero la fatica di un lento e duro lavoro, rendendo le loro mani chiavi di lettura per la crescita delle distese di grano dorato e i loro occhi furono clessidre del tempo, adesso consolati nelle braccia degli operatori sanitari, delle forze dell’ordine, di tutti coloro che, impegnati nell’emergenza, con amore vogliono prendersi cura di te e dei tuoi figli e che da mesi con coraggio sono in corsia, sulle strade, nelle case, rischiando la vita ogni giorno. Vanno avanti per il bene di tutti, cercando di dare sollievo ai malati e di salvare le loro fragili vite.

Grazie di esistere cara Mamma Italia, grazie per aver camminato con me tenendomi per mano. Sono certa che presto riprenderai a correre, perchè sei nata Donna e Guerriera; la tua curiosa e insolita forma ricorda gli stivali di nobili condottieri, artefici di gloriose imprese, pronti a spronare i loro cavalli in corsa verso la vittoria; così, con la stessa grinta ti sarà restituita la gloria di nuove gesta. Grazie per avermi insegnato ad essere quello che sono, grazie per avermi concesso il tuo prezioso tempo dell’ascolto. Spero di stringerti presto in un caldo abbraccio,  perché come tutti i tuoi figli ho ancora bisogno di te.

Elena Savino

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Elena Savino

Elena Savino

Ciao a tutti! Mi chiamo Elena Savino ho 16 anni e frequentato il liceo scientifico ad Altamura. Da sempre coltivo la mia passione per la scrittura, ma solo quest'anno ho compreso che scrivendo potevo esprimere in modo più completo i miei sentimenti, cosa che mi fa stare meglio. Amo recitare e suonare il piano e penso che la bellezza salverà il modo. Per me un bravo scrittore deve saper trascrivere i sentimenti e le emozioni su un foglio e saper rompere il muro di indifferenza tra la stampa e gli avvenimenti quotidiani. Spero, nel mio piccolo, di potervi trasmettere per mezzo dei miei articoli la mia definizione di scrittore. Elena Savino