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I benefici della musica classica sul corpo

Negli anni d’oro della cultura New Age, tra il 1980 e la fine degli anni ‘90, era diffusa la convinzione che far ascoltare musica classica ai bambini, mentre si trovavano ancora nella pancia della mamma, potesse far sviluppare loro capacità extrasensoriali o un’intelligenza più spiccata.

Quanto c’è di vero in questa vecchia convinzione?

I benefici della musica classica

Ascoltare musica classica ha in realtà diversi benefici sul corpo e sulla mente. L’essere esposti a prodotti d’arte che ci danno emozione stimola la produzione di endorfine nel cervello, le “droghe naturali” che produciamo quando siamo contenti e rilassati. Le endorfine rendono il carattere più mansueto e riducono la sensazione di fatica e di dolore fisico: la musicoterapia è infatti utilizzata anche nelle sedute di terapia del dolore, anche nelle grandi istituzioni mediche del mondo.

Inoltre, le endorfine influenzano la pressione del sangue e il battito cardiaco, rilassandoli e rallentandoli: potrebbero essere d’aiuto, a basso volume e scegliendo melodie leggere e cullanti, a conciliare il sonno anche nelle persone più nervose e stressate.

L’effetto Mozart sull’Alzheimer

Alcuni neurologi hanno pubblicato sulla rivista scientifica Nature uno studio che metteva in relazione l’ascolto di musica classica con l’aumento temporaneo della lucidità e della presenza a se stessi. E’ stato ribattezzato “effetto Mozart” e studiato soprattutto sui malati di Alzheimer. La musica infatti stimola alcune aree del cervello che questa malattia tende a far progressivamente spegnere, fino a renderle atrofiche ed insensibili agli stimoli. Con la stimolazione aumentano, anche se solo temporaneamente, la capacità di produrre pensiero lucido, di orientarsi nel tempo e nello spazio, di dialogare più fluentemente.

Suonare è meglio!

L’ascolto passivo di musica classica è indubbiamente un metodo che può essere usato, con i bambini così come con gli anziani, per migliorare l’umore e indurre il rilassamento. Di contro, però, la quantità di cellule cerebrali che si attivano quando invece si suona è molto più elevata rispetto a quelle che si accendono quando ascoltiamo passivamente un brano.

Non ci sono certezze matematiche e scientifiche in merito: forse non basta saper suonare almeno uno strumento musicale o ascoltare Chopin tutti i giorni per scampare a terribili malattie nell’età avanzata. Sembra però piuttosto chiaro che il cervello funziona in modo abbastanza simile ad un muscolo: più viene stimolato con attività quotidiane complesse, più nel corso del tempo tende a non perdere plasticità e fluidità di pensiero. Alcune attività che possono essere considerate propedeutiche sono:

  • La lettura attenta di romanzi e saggi
  • L’ascolto di musica: che sia musica classica aggressiva o dolce, rock, jazz o metal, tutti i suoni accendono diverse aree del cervello e lo tengono in allenamento continuo
  • Le parole crociate, il sudoku e i giochi di intelligenza più complessi
  • La partecipazione a quiz e giochi di società che richiedono pensiero strategico
  • I lavori manuali, come la scultura, la pittura, la costruzione di piccoli oggetti, l’impastare un materiale o un cibo, il giardinaggio
  • Lo sport, che induce la produzione di endorfine e regola la produzione cortisolo, riducendo l’ansia e il pericolo di sviluppare altre patologie come l’obesità o l’ipertensione
  • L’esercizio delle lingue straniere