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I miti del 68: Eredità e realtà di quegli “anni fantastici”

Quali sono i miti del ‘68? Anni che sono stati protagonisti di una storia che viene raccontata ancora oggi come oggetto di rivoluzione autentica. Ma cosa è accaduto e perché tantissime persone lo ricordano come un periodo unico nel suo genere?

Che cosa è stato fatto nel ‘68?

La storia è ricca di avvenimenti che segnano le epoche stravolgendole, evidenziandole e cambiandole completamente. È il caso del 1968 che viene ricordato per le rivolte studentesche, le lotte armate e tutte le ideologie politiche che davano un riscontro maggiore ai valori e ai pensieri.

Il grande mito del ‘68 è un fenomeno oggi noto e raccontato solo in parte, che è all’interno di un effetto domino complesso caratterizzato da stravolgimenti politici e sociali al fine che nel mondo ci fosse un importante mutamento. Sessantotto non è più solo un anno specifico ma un periodo storico segnato da una netta divisione tra passato e futuro.

Ma da cosa nasce questa voglia dei giovani del tempo di ribellarsi e rivoluzionare la propria esistenza? Secondo quanto raccontato e documentato nella storia, gli anni sessanta vengono descritti come un periodo di grande benessere economico e sociale, dopo che la terza guerra mondiale viene scongiurata e una vita tranquilla la faceva da padrona.

Le famiglie possono finalmente godere di alcuni privilegi che negli anni precedenti erano visti come lussi impossibili come un’auto, televisione, frigorifero e anche le ferie da trascorrere dopo un lungo periodo di lavoro. Mentre chi ha vissuto la guerra si sentiva finalmente al sicuro, i figli nati in questo periodo vedevano solo una gabbia dorata chiusa a chiave.

Ad aumentare questo loro senso di prigionia anche la musica e la nuova letteratura che invitava ad un cambiamento. Erano gli anni di Bob Dylan – Beatles – Rolling Stones sino a Celentano. Nessuno poteva capire il motivo di questa richiesta di libertà nelle espressioni e non solo.

I veri miti del ‘68

I veri miti del ‘68 partono con rivolte studentesche per avere la libertà completa in merito di pensiero, sessualità e futuro senza però mai ledere la libertà di altre persone. I ragazzi chiedono una educazione sessuale nelle scuole, di essere ascoltati in merito ai loro sogni e di avere un approccio alla vita diverso da quello imposto dalla religione che impone solo sensi di colpa.

Ma quello che viene ricordato oltre a tutta questa rivoluzione, in Italia e all’estero, sono i veri e propri miti che hanno segnato un’epoca. Nel 1967 Francesco Guccini per esempio scrive per i Nomadi la canzone simbolo Dio è morto cercando di evidenziare quelli che erano i non valori di un contesto borghese.

Mito di contestazione a carattere mondiale è sicuramente il Festival di WoodStock del 1969 all’apice della diffusione della cultura hippie, libertà e uguaglianza tra le persone.  Un semplice Festival di provincia che si è trasformato in evento storico.

Il movimento di massa del 1968 ha innescato non pochi problemi. La carica di contestazioni di vario genere in ambiti della vita sociale ha messo la pulce nell’orecchio a molte persone, che ne hanno poi tratto beneficio  o meno, alcuni anni più tardi.